Urusei Yatsura
© 1981 Rumiko Takahashi
Titolo: Urusei Yatsura
Anno: 1981
Autore: Rumiko Takahashi
Titolo italiano: Lamù ragazza dello spazio
Produzione: Yuji Nunokawa, Takao Inoue, Tadashi Oka (Fuji TV)
Progetto: Shigeichi Ochiai
Organizzazione serie: Yu Yamamoto, Kazunori Ito
Regia: Mamoru Oshii
Character design: Akemi Takada, Masahito Yamashita, Asami Endo, Katsuiko Nishzima
Direzione artistica: Takeo Imamura, Torao Arai, Mitsuki Nakamura
Direttore della fotografia: Nobuo Koyama
Musiche: Shinsuke Kazado, Fumitaka Anzai
Animazione: Studio Pierrot
Produzione esecutiva: Kitty Film, Fuji Television

» Cerca: Urusei Yatsura
Nel corso del tempo, l'esistenza umana è stata minata da innumerevoli eventi e disastrosi cataclismi.
Ad esempio, siamo riusciti faticosamente a liberarci di "ET", quel dannato "nano" dal bisillabico nome con il collo lungo e ritorto e la faccia spaventosamente rugosa.
Il furbetto girava impunito agitando il luminoso ditino alla fusione fredda, mentre chiedeva ossessivamente di scroccare telefonate interstellari per cianciare con gli amici a "casa".
D'accordo, il prezzo da pagare è stata una lunga e dispendiosa pedalata in bicicletta, ma vuoi mettere il risparmio in bolletta telefonica?
Nel vivo degli anni '80 ci siamo battuti all'ultimo sangue contro i "Visitors", noti mangiaroditori dalla lingua biforcuta afflitti dalla solita nevrosi del potere e ossessionati dal delirio di conquista e onnipotenza.
Peccato solo di aver perso per sempre quelle graziosissime tutine rosse importate dallo spazio.
Abbiamo trionfato nella famigerata "Guerra dei Mondi" a colpi di raffreddore, punendo coi virus nostrani le intemperanze degli improvvisi e avidi alieni cattivi.
Addirittura, abbiamo frantumato a testate nucleari i distratti meteoriti che osavano dirigere le loro ruvide chiappe sull'amato suolo terrestre.
Praticamente eravamo pronti a tutto...
Tranne che all'elettrica avvenenza di un tigrato ridottissimo due pezzi indossato da un'incantevole ragazza aliena dai verdi capelli.
Credo abbiate già indovinato di chi si tratta, ma per dipanare eventuali dubbi ed incomprensioni ne enuncio il nome: Lamù.
Ebbene, discesa sulla terra grazie al luminare genio di Rumiko Takahashi, il suo primo incontro con la specie umana è una fortunata "tragedia" che segnerà per sempre il suo destino.
Galeotta fu una rocambolesca sfida in cui erano in gioco le incerte sorti della Terra. Lamù quale rappresentante della potenza straniera, viene miracolosamente sconfitta contro ogni pronostico, dal predestinato che il fato ha scelto quale eroico campione del genere umano (e per chi vagamente lo conosce, sa esattamente in che mani era riposta la fiducia...).
L'eletto risponde al nome di Ataru Moroboshi, e tranne alcuni momenti di estemporanea normalità, rappresenta senza dubbio l'espressione più bassa e primitiva delle ancestrali pulsioni umane.
Adolescente travagliato da insaziabili appetiti ormonali, basta che una qualsiasi amabile pulzella attraversi il suo campo visivo per far sì che la ragione abbandoni la sua mente pensante.
Con la coscienza obnubilata dai grugniti dell'istinto, il salvatore del genere umano si trasforma sovente in un famelico maniaco disposto a tutto pur di ricevere le grazie dell'amato genere femminile!

Forse inebetita dalla sindrome di Stoccolma, per colpa della sconfitta Lamù si innamora perdutamente del suo "carnefice".
L'onta può essere lavata solo con il matrimonio, e il prode Moroboshi guadagna agli occhi e all'ugola della tigrata straniera l'inconfondibile e caro appellativo di "tesorucciooo!"; nonché la sacra candidatura a promesso sposo.
L'incredibile paradosso è che pur essendo bella quanto la Venere del Botticelli, ammaliante al pari di Circe e procace quanto la mitologica Elena, la seducente aliena viene scarsamente considerata da Ataru.
Instancabile quanto un mulo, il lussurioso giovane corre dietro ad ogni graziosa fanciulla ignorando sorprendentemente le grazie che la bella Lamù mette a disposizione.
È una situazione talmente in antitesi con il carattere del protagonista maschile che inevitabilmente nasce nell'animo degli osservatori un senso di comica frustrazione; inconscio e irrefutabile si genera il nostalgico desiderio che la multietnica unione si realizzi, e il sincretismo diviene la malinconica calamita che magnetizza la curiosità di un divertito spettatore.
In ogni caso, la bella Lamù non è certo il tipo di donna mite che rassegnata accetta le intemperanze del proprio partner...
Gelosa come un Otello versione pour femme, punisce l'intraprendenza mascolina di Ataru generando endemiche scosse elettriche che non risolvono la crisi energetica mondiale, ma in compenso abbrustoliscono gli impuri desideri dell'irrequieto giovane!
Tuttavia il deterrente elettrico non basta a scoraggiare la pervicace natura dell'incauto maschietto che per la gioia di tutti noi (inguaribili sadici!), continuerà masochisticamente a scorazzare attorno al gentil sesso rischiando sovente la trasformazione in pila.
Oltre alle disparate situazioni di equivoca comicità, il punto di forza di questo Anime (che poi è il punto di forza del Manga), è la variegata galleria di personaggi offerti dalla sconfinata immaginazione genitrice dell'opera originale.
L'autrice ironizza e gioca sulla multiforme società che compone il Giappone proponendo iperbolici ritratti di differenti personalità, in cui si enfatizza un particolare lato del carattere o una diversa posizione sociale.
In questo girotondo socio culturale in cui si mescola finzione e realtà, ognuno di noi può riconoscersi nei difetti o nei pregi delle molte maschere che si susseguono nell'Anime.
Ad esempio con il personaggio di Shutaru Mendo, si ridicolizzano i modi composti e rigidi che caratterizzano le antiche e ricche nobili famiglie giapponesi. Nonostante si proponga come il raffinato alter ego di Ataru Moroboshi, in realtà dietro un'apparente galante formalità, si cela lo stesso imbarazzante quoziente intellettivo e gli stessi stravaganti comportamenti tipici del suo detestato avversario.
Volontariamente l'autrice gioca con i due personaggi, divertendosi ad appiattire le marcate differenze socio culturali e facendo convergere gli opposti in un'unica linea di comportamento adolescenziale.
Le stesse sciocchezze, l'uguale freschezza e il frenetico entusiasmo che caratterizzano quell'irripetibile aureo periodo della vita, costituiscono lo stesso pane che sfama gli emotivi appetiti dei due personaggi dai natali così diversi.
Invece, con il personaggio del monaco errante Sakurambo (soggetto con ineguagliabili tempi comici) si deridono le superstizioni, i riti e i pregiudizi che circondano la storia dell'antica nipponica isola.
Riti propiziatori, scongiuri e amuleti sono la merce con cui questo impareggiabile "nano" si guadagna da vivere.
Specializzato nell'apparizione a sorpresa, l'onnipresente monaco, si rivela spesso un impietoso catalizzatore di sfiga e sventure che inevitabili confluiscono sul groppone del povero Ataru.
Geniale e strategico è l'uso del personaggio, una specie di Jolly o macchietta dotato di un'espressività decisamente bislacca, è adoperato dalla sagace autrice per inaspettati ingressi sulla scena che servono ad aumentare l'effetto comico.
Innumerevoli sono gli altri personaggi e gregari che compaiono nella storia, tra cui i familiari e amici di Lamù con le stesse spaziali origini, ma con poteri differenti.
Giunti a questo punto lasciatemi spendere due paroline su Benten (scusate ma l'avatar e nickname esigono il giusto tributo!).
Insieme ad Oyuki la regina delle nevi, Benten fa parte dell'esclusivo circolo di amici di Lamù.
Al contrario della serafica dea del freddo, l'irascibile Benten è una combattiva personalità in cui predominano aggressività, entusiasmo e passione.
Pochi attimi bastano per conoscerla, l'avvertimento appare subito chiaro e cristallino: non toccate questa donna, potreste bruciarvi.
Anche nel look la determinazione di questo personaggio elude la tipica grazia femminile, il suo corpo e avviluppato in sinuose catene che le danno un tocco di sexy aggressività e oscura seduzione.
Insomma, ogni amabile personaggio che transita nella storia presenta le sue caratteristiche, ognuno ha le sue contraddizioni, ognuno è figlio della vulcanica immaginazione della Takahashi.
Il vero colpo di genio è la perenne contraddizione che marchia indelebile tutta l'opera.
Mi spiego: tutti i personaggi maschili desiderano con disperato trasporto le grazie e i favori di Lamù; al contrario, pur essendo un'icona del sesso libero, Ataru sogna di possedere tutte le pulzelle che circolano e compaiono nella storia tranne la bella straniera; è questo il filo conduttore, il nodo da cui si diramano tutti gli altri esilaranti equivoci della trama.
Eppure nelle altalenanti vicende che si susseguono, talvolta i due sembrano sfiorarsi, quasi toccarsi; le speranze degli spettatori sono tenute accese come i bollenti tizzoni di un braciere, sono illuse ma mai completamente appagate, e questo è un maledetto riuscitissimo trucco!
L'unico limite della storia è il tempo: gli inverni si susseguono, le estati passano, ma i personaggi sembrano imprigionati nel loro liceo atemporale dove tutto pare immutabile. In fondo una piccola pecca rispetto al divertimento che l'anime è in grado di offrire.
Urusei Yatsura, può essere sicuramente considerata una delle icone dell'animazione giapponese conosciuta qui in Italia, targate anni 80 (più precisamente giunge da noi verso il 1983).
È impossibile che persone come me, nate e cresciute in quegli anni non abbiano mai sentito parlare di questa serie e della sua "fulminante" protagonista.
La serie cartacea nasce nel 1978, ed è composta complessivamente da 34 volumi.
Il successo tarda un po' ad arrivare, ma nell'Ottobre del 1981 grazie all'improvviso favore del grande pubblico, nasce in madre patria il progetto che ci ha permesso di allietare gaudiosamente la nostra vista con la creazione dell'anime protrattosi fino a Marzo del 1986.
Fu un successo strepitoso; i fan club contavano la bellezza di 250.000 iscritti, e la raccolta di laser disc ad edizione limitata della serie televisiva di Lamù al prezzo di $2.600, venne esaurita in poche settimane!
E pensare che fino a quel momento i genitori della nostra abile mangaka preoccupati per le sorti della figlia, la incitavano a cercare un "lavoro normale" che le consentisse almeno di mangiare... direi che la sua caparbietà, il suo coraggio e la sua bravura sono stati ripagati ampiamente, e non solo metaforicamente; ad oggi Rumiko Takahashi è una delle donne più ricche del Giappone!
Sul significato del titolo sussiste un'interessante dicotomia: la prima opzione vuole che sia tradotto come: "Gente casinista" (mai definizione fu più appropriata!); la seconda interpretazione invece lo spiega come "Gente del pianeta Uru", quest'ultima più indicata per introdurre la sceneggiatura un po' mistica e leggendaria che veste l'affascinante trama.
Sull'autrice oramai sono già stati scritti fiumi di inchiostro (per altro ne ho già parlato in Maison Ikkoku, per cui andate a leggerlo di corsa, so che non vedete l'ora!), quindi altre descrizioni paiono superflue.
Mi limiterò esclusivamente a dirvi che in questa brillante creatura della Takahashi, sono state messe in pratica con meticolosa completezza i primi insegnamenti dell'impareggiabile maestro Koike.
Per una grande storia occorrono grandi personaggi, più essi sono interessanti, più l'attenzione di chi si giova dell'opera sarà stimolata; bingo! Rumiko con Urusei Yatsura è riuscita a catturare tutti noi!
Concludendo, Lamù è un opera vasta e completa che regala tante gradevoli ore da vivere con trasporto e gaio coinvolgimento, nessuna controindicazione per questa elettrizzante trasposizione animata del fortunato omonimo Manga; tranne per i voraci maschietti che sicuramente finiranno per identificarsi con gli stessi insaziabili appetiti di Ataru, attenzione però a non finire elettrizzati...!