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![]() CloverA volte, la vita è simile ad una passeggiata su un vasto prato verde: il passo attraversa tanti ciuffi d'erba tutti uguali, calpesti tanti giorni che non ricorderai domani; poi, quasi suggerito da un cosciente istinto, capita di fermarsi. Ti guardi intorno con attenzione e nel mare verde tutto eguale puoi scorgere un trifoglio. Pensi addirittura di essere fortunato, in realtà il prato è ricco di trifogli, così come la vita è sempre incinta di opportunità; noi, invece, ciechi di noi stessi, distrattamente guardiamo in alto a grandi illusioni, ad accattivanti sogni, perdendoci nel frattempo tutto quello che succede in "basso". Avviene per caso, il trifoglio rappresenta l'occasione, è la circostanza che cambia l'ordine naturale delle cose, l'anomalia che interrompe lo scorrere immutato dello stesso paesaggio, la finestra oltre la siepe nel giardino di tutti i giorni... È inverno e la neve scende mentre si alza il sipario di Clover: tre ragazze sono apparentemente battute, ma non sconfitte, dalla routine del lavoro e dai fallimenti amorosi. Rimane un'accesa speranza che il vento giri, e provvidenziali alisei spirino per portare la prua del futuro verso migliori lidi, sfruttare il vento in poppa per ricominciare a sognare; la coincidenza fortunata che finalmente faccia smettere di nevicare. Tre ragazze, tre amiche, tre modi diversi di vivere la vita e l'amore, tre modi di essere donna. La protagonista principale è Saya, psicologicamente intrappolata nella gabbia di un amore platonico vissuto in adolescenza, l'amore ideale e idealizzato. L'amore "pulito", scevro dalle delusioni e dalle crisi, fertile ed inesplorato terreno che come edera ricopre le incertezze e sceglie le verità e i percorsi che più ci aggradano, l'illusione su cui hai il totale controllo. Un'infatuazione fissata nella memoria di Saya perché incompiuta, interrotta dal trasferimento dell' amato; la penna non ha vergato le pagine, la storia non è stata scritta, non ha consumato se stessa; rimane la parte più bella di tutte le avventure di cuore: il suo dolce inizio, e con esso angosciosi interrogativi sul tema: "come sarebbe potuto essere...", che schiamazzano nel cervello come il festoso carnevale di Rio. Prima che Saya si abbandoni definitivamente all'oppio di ciò che è stato, ecco che spunta dall'umano giardino del suo habitat lavorativo, un "trifoglio" di un metro e ottanta, charme da vendere, carisma a iosa, apparentemente freddo e distaccato, ma in realtà caldo come lava vesuviana. Il "trifoglio" si chiama Tsuge, è il capo di Saya (fermi là! so già cosa state pensando, non è il solito "sfizio" lussurioso del capoccia pervertito, lui è diverso... tsè tsè), e visto che alla preziosa collaboratrice manca il pollice verde, sarà lui a raccogliere lei per iniziare quella che viene tecnicamente definita: una "riabilitazione" sul rapporto uomo-donna (che in pratica vuole dire: Insomma "Ciccia", la sveglia è suonata anche per te, diamoci una mossa e ricordati che sei carne e sangue!). L'emozione di vivere un amore segreto, un amore "d'ufficio", inconfessabile per i colleghi di lavoro che non devono assolutamente sapere. Siffatta situazione inizialmente rema contro ai due colombi, che in seguito troveranno la clandestinità, adrenalinica ed eccitante, un po' come assaggiare il cioccolato al peperoncino. L'essere umano per esistere ha bisogno di amare, l'amore è il sentimento che più di ogni altro permette di sentirti vivo, trascende la ragione perché sinonimo di eccesso. Esso è eccessivo in tutto, nella gioia, nel dolore, nel suo linguaggio: la razionalità non permetterebbe di chiosare frasi come "sei tutta la mia vita", "non ci lasceremo mai", "ti amerò per sempre"; sono tutte sirene che inibiscono la percezione del reale, sono canti a cui piace credere; la realtà può aspettare, ora è il momento di perdersi... Alla nostra Saya accade questo, naufraga di se stessa perde l'orientamento nel mare in tempesta delle sue emozioni, travolta e attraversata da sensazioni fortissime scopre che l'amore è anche dolore, e soprattutto un' affannosa ricerca di schegge di felicità. Date qualcosa da perdere ad una persona che non aveva niente, ed essa comincerà ad avere paura. Proprio così, Saya ha paura di perdere quello che il fato le ha fatto trovare, il mansueto cucciolo si è scoperto "doberman" e non vuole assolutamente mollare l'osso, ormai ha assaporato il gusto dell'intimità, la forza e il calore degli amanti, l'imbarazzo e l'abbandono; ormai deve continuare il suo viaggio di sola andata verso il lato profondo di se stessa, verso i sentimenti forti e incontrollabili. Tsuge rappresenta tutto questo: è il labirinto in cui perdersi, la spirale del peccato e la colonna che sostiene le sue debolezze, è voglia di fermare la notte perché non arrivi domani; non svegliatemi, non chiamatemi, fatelo poi, in fondo domani tutto questo potrebbe finire... ![]() In questo viaggio Saya ha la brillante compagnia di due amiche, che insieme a lei rappresentano tre modi di vivere l'amore. Kazuyo, l'amica che tutte noi vorremmo avere (e a cui vorremmo assomigliare, bella e dannata!), la donna disincantata, poco avvezza a frivoli sogni e molto attaccata al piano della realtà. Una donna dura che bada molto al sodo: sicura di sé, analizza ogni situazione con polso e freddezza, sviscerando per l'ingenua Saya i consigli migliori per affrontare le diverse situazioni cui l'amica è sottoposta. Un incanto per gli uomini, una calamita di ormoni, sembra inarrivabile la selvaggia Kazuyo, eppure la bisbetica è domata da una contrastata relazione con un uomo sposato, che sembra regalarle solo lacrime. Il personaggio di Kazuyo è quasi una condanna, sembra dura e spietata: è la parte forte del trio e le è "proibito" dichiarare la sua fragilità. Il suo modo di essere donna ammette solo pianti in solitudine, l'accesso al suo dolore è negato, e la scorza dura dell'apparenza può far poco contro quello che l'introspezione sottilmente introduce alla propria coscienza. Perché per quanto si possa essere forti, per quanto si possa fuggire e per quanto si possa fingere, alla fine si è sempre soli con il proprio dolore, e a Kazuyo grava l'idea che nel suo mondo interiore nessuno sia in grado di capirla tranne se stessa. Ma v'è sempre una rivincita... quindi attenzione alle sorprese, perché Kazuyo è un peperino che riserverà molti colpi di scena. A completare il trio ci pensa l'allegra Ririka, una specie di epicureo che vive per il proprio piacere individuale; assiduamente bisognosa dell'altrui amore, si getta con passione ed entusiasmo verso le avventure che l'istinto e le circostanze le offrono. Troppa poca ragione nelle sue frettolose scelte, che, il più delle volte, pretendono sacrifici morali e affettivi molto esosi. Ririka è istinto puro, frivola e ingenua: è il lato debole dell'essere donna, il desiderio intenso di essere amata. Insegue l'altrui affetto con immanente pervicacia, e con altrettanta passione ama l'uomo o il momento che il caso le offre. Tralascia il riflettere, elimina la fatica del calcolo delle conseguenze, gode ora del suo attimo d'amore fuggente che, per qualche istante, è sembrato essere eterno. Capisco che Ririka in siffatta descrizione possa assomigliare ad una "Mutanda Bollente", ma in realtà lei non usa l'uomo per il suo personale piacere, non è un'avida mantide; ama e soffre per sua stessa natura, quasi schiava impotente al cospetto del re dei sentimenti: l'amore, tiranno monarca che la porterà ad essere, il più delle volte, gelidamente usata. In sintesi, la geniale Toriko Chiya ha descritto in questo manga d'esordio al pubblico italiano, tre modi diversi di essere donna, oppure, una donna che vive in diverse circostanze tre atteggiamenti di se stessa. Schematizzando, sembra l'evoluzione del comportamento, all'inizio domina l'istinto, l'entusiasmo, l'impulsività e la voglia d'amare : "Ririka". Poi sopravviene l'insicurezza, l'ingenuità e l'inesperienza, la paura di sbagliare ,i sogni e il dolore delle incontrollate emozioni d'amore: "Saya". Infine si cresce, sei all'ultimo stadio e giunge fatalmente la parte più cruda: la razionalità, il realismo, il disincanto, l'esperienza di chi conosce le gioie del sesso e le promesse tradite dell'amore, la durezza che ti dona una vita vissuta intensamente : "Kazuyo". Qualcuna si riconoscerà più in una piuttosto che nell'altra, ma alla fine converrete con me, che in fondo siamo tutto questo, e la Chiya ha fatto centro. Toriko Chiya è alla sua prima pubblicazione in Italia, forse per questo le informazioni su di lei sono molto frammentarie. Prima di "Clover" (composto attualmente da 17 numeri in corso), la sua opera più lunga è "Tengoku no hana" ("I fiori del paradiso" 6 Tankoubon), sfortunatamente quest'ultima non è sbarcata da noi, ma voci di corridoio nel mondo mangofilo sembrerebbero tributare a "Clover" un ampio successo, ergo forse un giorno potremo saziare le pupille e l'animo con le tavole della prima serie della volitiva autrice. "Clover" viene serializzato per la prima volta nel 1997 sulla rivista Cookie edita dalla "Shueisha" (la stessa che cura le pene della "Nana" di Ai Yazawa), nella Terra dei Cachi vede i bollenti scaffali delle fumetterie grazie alla "Star Comics", nel caldo agosto dell'anno appena trascorso fino a giungere all'attuale numero sette con relativa uscita mensile. Andando a concludere, questo è un manga che offre una trama matura e complessa, non siamo alle prese con i soliti problemi degli scapestrati adolescenti di turno, ma con l'implacabile durezza della maturità, dove ogni errore è pagato dalla propria persona. In questo manga la scenografia è il rapido mondo degli adulti, tutto intorno alle protagoniste avviene velocemente, esse devono decidere, scegliere in fretta la strada da seguire, ed ogni passo può essere un rimpianto che il maligno tempo non lascerà recuperare. Si intrecciano le vie di molti nel "giardino dei trifogli" di Clover. La radice dell'amore si sviluppa in tanti rami che si spezzano, si allungano, si incontrano e si dividono in un' avvincente onda di emozioni che il lettore cavalca trascinato dai curiosi sentimentali intrecci. Anche se il manga è solo al settimo numero sono quasi convinta che l'onda non dissolverà la sua spuma su un piatto lido, al contrario minaccia di accrescere la propria forza, e impetuosa si appresta a volare in alto a colpi di inaspettate sorprese e scottanti rivelazioni. La Toriko non può "tradirmi", altrimenti vado in Giappone gliene canto quattro, e faccio riscrivere la storia! Ci siamo intesi là in Sol Levante, eh? Insomma Clover è il biglietto di sola andata nell'universo femminile, un viaggio dentro noi stesse, nelle speranze, nei sogni, nelle delusioni e nelle paure, tutto a tinte rosa. Come un ispirato artista avvezzo alla tavolozza impressiona sulla tela un suggestivo paesaggio, allo stesso modo, con inaspettato realismo, la Chiya fissa in piccoli riquadri di preziosa carta con alterna profondità, l'anima dell'essere donna. Quindi, biglietto alla mano e mi raccomando, posto finestrino, il paesaggio è da non perdere...
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