Armitage III - Polymatrix di Kevin Seymour, Hiroyuki Ochi (anime)

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 anime - Armitage III - Polymatrix

Armitage III - Polymatrix

© 1997 Kevin Seymour/Hiroyuki Ochi
© 2003 Dynit



Titolo: Armitage III - Polymatrix
Casa ed.: Dynit
Anno: 1997
Anno Ita: 2003
Autore: Kevin Seymour/Hiroyuki Ochi
Produzione: Aic, Pioneer Ldc
Char. design: Eric Fitzgerald, Mike Eppstein, Raquel Herrera, Rick Lange
Musiche: Joe Romersa, David Hakim, Harry Harris, Jorge Riesenfeld, Frank Serafine
Durata: 90'

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Nato dalla rielaborazione di una miniserie di 4 episodi, Armitage III - Polymatrix si è imposto sul mercato ottenendo da più parti pareri positivi, tanto da essere definito non solo un ottimo film d'animazione, ma addirittura una pietra miliare del Cyberpunk.

Cosa succederebbe, se in un futuro non troppo lontano la tecnologia si sviluppasse a tal punto da permettere la produzione di androidi simili in tutto e per tutto agli esseri umani? E se questi "robot" acquistassero anche la qualità primaria degli uomini, la coscienza, quale sarebbe il clima che si verrebbe a creare? Sono queste le domande che questo lungometraggio si pone come nodo centrale, e Kevin Seymour sceglie come teatro per raccontare gli sviluppi della situazione una colonia su Marte, pianeta che è ormai colonizzato dagli uomini.

L'atmosfera è tesa: i coloni umani manifestano per le strade ritenendo che gli Androidi Terza Classe stiano limitandoli nel lavoro e nella vita sociale. In realtà, non sono questi i veri motivi delle agitazioni e il taglio che viene dato fin dall'inizio al film ne è la prova inequivocabile. Il vero motivo è la paura. In fondo questa è la normale reazione di fronte ad un pericolo che non si vede... il terrore. Dico apposta che non si vede, in quanto il governo di Marte per far fronte alla "minaccia Terza Classe" ne ha vietato la produzione. Però i Terza ci sono e vivono nascosti tra gli uomini, talmente simili a loro da risultare irriconoscibili dagli esseri umani in carne e ossa. Qual è dunque l'atteggiamento che necessariamente consegue da queste premesse? Ovviamente l'intolleranza.

Poste le basi per trattare questo complesso lungometraggio, possiamo tornare ai protagonisti. L'agente Sylibus è il tipico essere umano pieno di dubbi e incertezze, con grandissimi pregiudizi nei confronti dei robot. Basti pensare che dopo appena 8 minuti dice senza mezzi termini la frase: "Maledetti robot!"... credo che questo sia sufficiente per delineare la sua posizione. Anzi no, mi correggo: non la sua. È la posizione di tutta l'umanità.

 Armitage III - Polymatrix di Kevin Seymour, Hiroyuki Ochi (anime)

Dall'altra parte abbiamo Naomi Armitage, un Terza Classe che lavora nella polizia di Marte. Ovviamente come tutti i suoi "fratelli" deve tenersi nascosta per evitare le repressioni dei coloni umani. Sylibus, però, è fortunato rispetto a tutti gli altri esseri umani: è obbligato dalle circostanze a lavorare con Armitage per fermare un pericoloso assassino. A questo punto abbiamo la prima vera riflessione del lungometraggio, quella che apre all'agente gli occhi sul mondo che lo circonda: infatti lui giunge a considerare omicidio anche l'uccisione di un androide. Implicitamente, quindi, dà già loro attributi umani.

Al di là della trama apparente che conduce alla ricerca del serial killer che vuole togliere di mezzo tutti i Terza Classe, abbiamo quindi la vera storia che Seymour vuole raccontare, la più importante: il riconoscimento da parte di Sylibus della vera situazione che la sua epoca sta vivendo. Egli infatti si accorge che gli esseri umani, che tanto decantano virtù come la coscienza e la comprensione, in realtà si stanno trasformando in esseri spietati mentre i Terza Classe, che all'inizio avevamo erroneamente considerato come i "cattivi" della vicenda, sono coloro che più si avvicinano ai canoni di umanità, dimostrando una compassione ed una capacità di amare senza pari.

Ovviamente Sylibus non può rimanere indifferente a tali scoperte: inizia a vedere sempre più di buon occhio i Terza Classe e a considerare gli uomini con crescente disprezzo. L'evoluzione del suo pensiero sarà rappresentata emblematicamente da alcuni cambiamenti nella sua anatomia che lo faranno sempre più somigliare agli androidi che in principio detestava, quasi che il suo corpo si dovesse adattare alla nuova mentalità più aperta nei confronti dei robot.

Prima di concludere vorrei spendere due parole sull'altro grande processo di maturazione, quello che coinvolge Armitage. All'inizio viene presentata come una ragazza piuttosto fredda, tanto che spara senza esitazione, anzi facendo una linguaccia alla sua vittima. Quando, però, nel corso della storia incontra altri Terza Classe come lei, sente nascere alcuni sentimenti che credeva di non poter avere (e risulta chiaro che in quel momento gli esseri umani non hanno), primo fra tutti l'affetto fraterno da cui si sente legata a loro. Le manca però ancora un componente che le impedisce di colmare il vuoto che sente dentro di sé: l'amore verso i genitori. Magari si potrebbe pensare che questo vuoto in lei sia destinato a non essere colmato, dato che è "nata" in laboratorio, ma in seguito alle considerazioni fatte è facile intuire che non è questa la soluzione scelta dall'autore.

Questo affetto lei lo riverserà sul suo creatore, meta finale del viaggio che intraprende con il suo collega per cercare sé stessa, le sue origini e il suo vero scopo. Soltanto nel finale ai due protagonisti saranno chiare le decisioni da prendere, per quanto azzardate e pericolose possano sembrare, per portare androidi e umani in un futuro di pacifica convivenza. Profonde riflessioni e momenti di grande tensione saranno gli elementi cardine di un finale tanto intenso quanto coinvolgente, degno epilogo in un lungometraggio così straordinario.

Per concludere vorrei sottolineare un elemento curioso che, secondo me, non può far altro che aumentare il valore dell'opera: questo lungometraggio è una fusione di caratteristiche americane e giapponesi, in quanto è stato realizzato da uno staff misto. Questo mix di idee e concezioni completamente diverse ha creato a mio avviso un grandissimo miglioramento sia a livello grafico (grande precisione dei dettagli negli zoom sui personaggi e sui fondali) sia a livello musicale, dando così origine a un'opera che fonde i due più grandi stili di animazione e correggendone le imperfezioni di volta in volta. Se poi, lasciando per un attimo il mondo dell'animazione, qualcuno vedesse nell'opera anche qualche richiamo a Blade Runner... beh non è certamente del tutto un abbaglio. ;-)



Copyright © Animanga Netgate   Written by: Larhalt
Original work: Armitage III - Polymatrix
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