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Blue Submarine N°6
Titolo: Blue Submarine N°6 Da qualche parte bisognerà pure iniziare...Strano sottotitolo, non trovate? Se vi state chiedendo a cosa mi riferisca, beh, è presto detto. Alla grafica computerizzata, CG per gli amici. Il mondo dell'animazione, soprattutto ultimamente, è assai debitore alle nuove tecnologie che hanno permesso la realizzazione di prodotti prima irrealizzabili. Di fatto negli ultimi anni sono aumentate esponenzialmente le serie animate (o i film) in cui l'uso del computer è visibile, se non addirittura eclatante. Non tutti questi prodotti sono qualitativamente eccellenti, del resto bisogna imparare a usarle certe tecniche, però i progressi in questo campo sono evidenti. Purtroppo questo non è il caso di "Blue Submarine n°6", l'anime di cui mi accingo a parlarvi. Messo in onda da Mtv poco più di tre anni fa, ricordo che all'epoca fece parlare di sé per l'uso massiccio, a volte fastidioso, di animazione al computer. Non c'era una singola scena che fosse disegnata interamente a mano. Di fatto questo particolare scatenò reazioni contrastanti nel popolo degli appassionati. Alcuni parlarono di opera geniale (davvero pochi in verità...), altri rimasero scettici (un buon 25%) e il resto del pubblico lo additò come un'opera di infimo livello, per non dire di peggio...Sicuramente non ci troviamo di fronte a un capolavoro, ma nemmeno a un fallimento. A mio modesto parere, infatti, si tratta di uno degli anime più sottovalutati degli ultimi anni (secondo solo ad "Alexander", ma quello era per un pubblico di malati di mente...come il sottoscritto!). CG: croce e deliziaFin da subito, anche allo spettatore casuale, salta agli occhi che la storia del sottomarino Blue N°6 non è il solito cartone animato. In certi momenti, infatti, sembra più di guardare un videogioco di ultima generazione. Ovviamente questo è dovuto molto al carattere decisamente sperimentale dell'opera; non è difficile immaginare l'obbiettivo degli autori, almeno dal lato tecnico. Mi riferisco ovviamente alla fusione tra animazione tradizionale e 3D. Un obbiettivo piuttosto ambizioso, soprattutto per uno studio di animazione ancora giovane com'era all'epoca (si parla del 1998) lo Studio Gonzo. Pur avendo i mezzi necessari per produrre quest'opera, risulta evidente fin dall'inizio che la vera lacuna degli animatori è l'esperienza in questo campo e ciò si capisce anche gettando uno sguardo alle produzioni successive, come "Full Metal Panic" e "Last Exile". Opere che dal punto di vista tecnico risultano più raffinate. ![]() Il risultato finale è quindi molto altalenante: si va da scene ben costruite ad altre in cui l'abbondanza di CG penalizza in maniera evidente lo svolgersi dell'azione sullo schermo. Si passa da momenti in cui la fusione delle due tecniche (computer e tradizionale) è quasi armoniosa, ad altri che assomigliano più a dei collage mal riusciti, con oggetti tridimensionali che si staccano troppo dagli sfondi, creando un contrasto troppo stridente. Siamo quindi ben lontani dall'obiettivo che gli animatori molto probabilmente si erano posti. A questo va debitamente aggiunto che la regia non è allo stato dell'arte, anzi. È evidente l'intenzione di creare un qualcosa in bilico tra riflessione a azione sfrenata ed è altrettanto evidente che, come in questo caso, non tutte le ciambelle riescono col buco...il bilanciamento tra i due aspetti della narrazione non è perfettamente riuscito, a volte gli stacchi risultano un po' forzati, tanto da intaccare la comprensione da parte dello spettatore. Guardiamo un altro anime? Forse no...Dopo aver letto il commento tecnico, molto probabilmente vi starete chiedendo se valga davvero la pena dare un'occhiata a "Blue Submarine N°6". Se avete voglia di scavare un po' per vedere cosa c'è sotto la superficie, allora la risposta è sì! Innanzitutto la storia. A grandi linee il tema di fondo è quello del rapporto tra uomo e natura, tanto caro a molti autori giapponesi, che qui viene rappresentato in maniera interessante. Dopo una catastrofe ecologica provocata da un certo dottor Zorndyke, gli esseri umani si trovano a dover condividere la superficie del pianeta Terra con degli ibridi uomo-pesce (nati dagli esperimenti del suddetto dottore), in una continua lotta per la sopravvivenza. Pur essendo abbastanza lineare come trama, le peculiarità di questa storia sta in tre figure chiave, due antitetiche e una a fare da perno tra di esse in una sorta di immaginaria bilancia. Su uno dei due piatti troviamo Mayumi Kino, giovane militare della flotta Blue e accanita sostenitrice della lotta contro Zorndyke e i suoi ibridi. Ovviamente all'altro capo della bilancia troviamo il caro dottore, le cui azioni rispecchiano un completo disinteresse per il genere umano, reo di non aver avuto rispetto per la natura. A bilanciare queste due posizioni troviamo il protagonista Hayami Tetsu, antieroe cinico e disilluso. Sarà proprio lui, man mano che la trama si dipana, a trovare un sorta di compromesso tra i due schieramenti, complice anche un incontro del terzo tipo con uno degli ibridi. A questa trama, poi, possiamo aggiungere come punto a favore una caratterizzazione dei personaggi piuttosto azzeccata, che dona loro un tocca di realismo. Cosa ancor più importante, soprattutto quando si ha a che fare con il tema uomo-natura, non si scade mai in un facile patetismo. Evitando ciò, sen non altro, gli autori hanno dato prova di non essere completamente degli sprovveduti. Alla fine dei giochi!Non c'è molto altro da dire su "Blue Submarine N°6", del resto sia il carattere prettamente sperimentale sia il suo essere così breve (sono solo 4 episodi, suddivisi in due DVD) lo penalizzano un po'. È importante sottolineare, però, che non si tratta di un punto di arrivo dell'operato dello Studio Gonzo; anzi va visto per quello che è: una tappa nello sviluppo delle tecniche di grafica computerizzata. Da questo punto di vista è stato decisamente sottovalutato in quanto, se il prodotto finale è riuscito non esattamente bene (per usare un eufemismo), c'è da dire che il punto di partenza del progetto è decisamente interessante, così come alcuni aspetti dello sviluppo. Peccato! Personalmente continuo a consigliarne la visione, pur riconoscendo che non è facile cogliere i significati intesi dagli autori, soprattutto se sono dispersi in quel mare di CG. È come se avessero incartato il regalo giusto con una carta che fa venire l'orticaria...a quanti verrebbe voglia di aprire il pacchetto?
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