Galaxy Express 999 di Leiji Matsumoto (anime)

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 anime - Galaxy Express 999

Galaxy Express 999

© 1978 Leiji Matsumoto



Titolo: Galaxy Express 999
Anno: 1978
Autore: Leiji Matsumoto

 Risorse su: Galaxy Express 999
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"Prima che l'uomo comparisse sulla Terra, le stelle già risplendevano..."

Anno 2348, pianeta Terra, ma un po' diverso da come lo si conosce oggi. La tecnologia ha ormai preso il sopravvento sull'uomo, e lo ha emarginato totalmente dalla società. I ricchi e i potenti hanno acquistato un corpo meccanico e con esso la vita eterna, mentre i poveri e i reietti che non possono permetterselo sono considerati dei paria, e vivono di stenti ai margini della società; su di essi pende anche il rischio di venir uccisi in una delle "battute di caccia" di cui gli uomini meccanici amano renderli protagonisti.

In una di queste Tetsuro (Masai nella versione italiana), un ragazzo "umano" abitante uno dei sobborghi (ma sarebbe meglio definirle vere e proprie favelas del futuro) ai piedi dell'immensa Megalopolis, grande città degli uomini meccanici, vede morire orribilmente la madre per mano del Conte Mecha, uno dei potenti della regione. Da quel momento l'unico scopo nella vita del giovane diviene quello di vendicare la madre e di ottenere ciò che lei sognava per lui: un potente corpo meccanico con il quale egli non sarebbe più stato schiavo di nessuno e avrebbe potuto vivere come un "essere umano". Vi è un solo luogo dove se ne può trovare uno, il pianeta Andromeda, e un solo modo per raggiungerlo: imbarcarsi sul costosissimo Galaxy Express 999.

Per Tetsuro, che non ha sufficiente denaro, il solo modo di ottenere un biglietto per il treno spaziale è rubarlo; scoperto e arrestato vede svanire tutti i suoi sogni, ma a quel punto compare una donna misteriosa, Maetel (Maisha), che gli offre un biglietto gratuito proponendogli di fare il viaggio insieme, e gli dona una CosmicGun, l'unica arma in grado di uccidere un uomo meccanico, con la quale egli potrà farsi giustizia nei confronti di chi lo ha fatto soffrire...

"...e continueranno a splendere anche dopo la sua scomparsa..."

"Ginga Tetsudou 999", tradotto internazionalmente in "Galaxy Express 999", e tratto dall'opera omonima del 1977 di Lejii Matsumoto (vero nome Akira Matsumoto, il quale si ispirò per il manga all'opera letteraria "Ginga tetsudô no yoru" del romanziere nipponico Kenji Miyazawa), fu trasmesso per la prima volta in Giappone il 12 Febbraio 1978 su Fuji Television, e divenne in poco tempo un caso mediatico, visto che ribaltava tutti i canoni che la fantascienza "animata" aveva seguito rigidamente fino a quel momento: si passava dalle tipiche saghe di robot, a volte anche scontatine nella trama, che fino a quel momento l'avevano fatta da padrone (anche per il volere, dispotico in alcuni casi, degli editori, che obbligavano gli autori a concentrarsi su quel filone di storie che andava per la maggiore: una sorta di "Magna Charta creativa" a cui dovette adeguarsi anche il creatore di Harlock e Maetel, e il risultato fu "Wakusei Robot Danguard Ace", in Italia "Danguard robot galattico") ad un universo molto più complesso, a volte anche troppo, all'interno del quale non solo si evolvevano le storie dei protagonisti, ma si andavano ad intrecciare narrativamente altre due sue famose creazioni di Matsumoto dello stesso anno, "Capitan Harlock" (Uchuu Kaizoku Capiutan Harokku) e "La regina dei 1000 anni" (Sennen Joo).

Si veniva così a formare un enorme puzzle del quale gli appassionati che si cimentavano in esso ottenevano una singola tessera a episodio, rendendo il tutto stupendamente frustrante, tanto la matassa si aggrovigliava sempre più; ed è forse in questa trama così complessa, ma precisissima ed incredibilmente affascinante, che va ricercato il perché della trasposizione dell'opera dal fumetto a meno di un anno dalla sua uscita nelle fumetterie!

La regia fu affidata all'autore del fumetto al quale venne affiancato Nobutaka Nishizawa (Arrow Emblem Grand Prix no taka, Mazinger Z, Slam Dunk); questo connubio si rivelerà di grande impatto, perché la mano calma e meditativa di Matsumoto ben si amalgamerà con il brio e l'entusiasmo del collaboratore; tutto ciò però non eviterà all'opera di essere, in alcune puntate, un po' troppo statica e "profonda", il che non sempre è cosa gradita al pubblico di massa.

La grafica si mantiene per tutta l'opera su livelli di accuratezza non elevatissimi, ed è impossibile non accorgersi che i disegnatori peccano spesso di imprecisione, rendendo alcuni personaggi, in particolare Tetsuro, un impasto di cera che si modifica ad ogni puntata (il viso del protagonista sembra quasi subire delle trasformazioni, passando da episodi nei quali è un terrestre di "normale bruttezza" ad altri nei quali essa viene enfatizzata e, a mio modesto parere, esagerata). Merito comunque di Shingo Araki, Shigeru Kogawa e degli altri designer è quello di aver per primi introdotto le figure esili e slanciate riprese poi in moltissimi anime odierni.

 Galaxy Express 999 di Leiji Matsumoto (anime)

Di altissimo spessore sono invece le musiche di Nozomi Aoki, che, anche grazie alle splendide interpretazioni della Columbia Symphonic Orchestra diretta da Katsuaki Nakatani, pervadono tutta l'opera di un velo di malinconica tristezza che mai la abbandona, quasi che le note vogliano essere un monito per quello che non sempre le parole dicono.

In Italia "Galaxy Express 999" non sbarcò mai nei circuiti delle televisioni nazionali: la prima apparizione è datata 18 Aprile 1979 su Telecity, e solo grazie alle televisioni regionali i giovani italiani degli anni ‘80 hanno potuto incontrare il fantastico "Lejii-universe". Non sono presenti particolari tagli nell'opera, anche perché non vi sono scene di particolare violenza o scabrosità, e la morte viene sempre presentata nella sua cruda realtà senza nasconderla, ma enfatizzandola più con le parole che con le immagini; vengono invece stravolti i nomi dei protagonisti (Maetel diventa Maisha, Tetsuro è Masai, e anche se molti di coloro che conoscevano l'opera hanno storto il naso, sappiate che in Francia Tetsuro si chiamò Tommy, il che ci fa tirare un bel sospiro di sollievo su quel che poteva essere e fortunatamente non è stato). Di buon livello il doppiaggio italiano, anche se circa a metà dell'opera i doppiatori principi vengono cambiati; da notare tra le voci illustri, quella di una giovane e ancora quasi sconosciuta Cinzia De Carolis nella parte di Maisha.

"...gli uomini durante la loro vita guardano il Mare delle Stelle pensando al proprio futuro."

Galaxy Express 999 è senza alcun dubbio la stella più splendente di quello che il mondo degli appassionati di anime ha ormai comunemente definito il Leiji-universe: un'opera che se dal punto di vista tecnico e grafico può ad una prima analisi apparire a volte un po' grezza e trascurata, per quanto concerne i significati che ogni singolo episodio racchiude in sé, è stata per anni inarrivabile, raggiunta solo dalla saga di Evangelion negli anni ‘90.

Non bisogna infatti commettere l'errore di valutare il lavoro di Leiji Matsumoto considerando come riferimento principale o unico la precisione del tratto o l'avventurosità e il dinamismo di ogni puntata, quanto ogni piccolo gesto e parola dei tantissimi personaggi che si susseguono nel corso delle 100 e più puntate che compongono quest'opera.

Le avventure che Tetsuro e Maetel affrontano lungo la tratta Terra-Andromeda infatti sono abbastanza statiche sul "binario" dello schema atterraggio-incontro con gli "amici"-scontro con i "nemici" e vittoria-partenza dal pianeta, e quasi mai, se si escludono i primi episodi che fanno da apripista all'opera, e gli ultimi che racchiudono le conclusioni, vi sono dei "bivi" sul questo percorso; inoltre il susseguirsi degli avvenimenti è spesso lento, senza ritmo percepibile, come se l'autore fosse rimasto a corto di idee, e si fosse trovato con in mano troppe puntate per la storia che in esse voleva descrivere.

Eppure se ci si concentra bene su "quello che c'è dietro", ci si accorge come ogni "scambio" sulla linea, qui rappresentato dagli incontri che il piccolo Tetsuro fa durante le soste sui vari pianeti, simboleggi qualcosa che non va cercato solo nello scorrere razionale di un'opera fantasy qualsiasi, e cioè come spiegazione di un momento importante della storia o necessario per la sua conclusione. Prima di considerare il viaggio di Tetsuro come un percorso vero e proprio verso l'unico spiraglio di salvezza da una vita di sofferenza e stenti (l'ottenimento di un corpo meccanico), esso va visto come la somma di tutte le emozioni, le passioni, gli errori e i trionfi che un ragazzo affronta durante il percorso che lo porterà alla maturità.

Il Galaxy Express 999, anacronismo "vivente" cercato apposta dall'autore (struttura alla "Orient Express", con tanto di carrello porta carbone, segno tangibile del passato che non si può modificare, condito alla capacità di volare nell'universo come la più progredita delle astronavi, e ad un computer di bordo evolutissimo, in grado di prendere decisioni autonomamente anche senza l'ausilio dell'uomo, a simboleggiare il futuro dell'umanità sempre più insondabile, e forse ingovernabile), non è altro che quello che un qualunque filosofo definirebbe il "treno della vita", e i suoi passeggeri su di esso cresceranno, diventeranno uomini e alla fine del viaggio saranno pronti per affrontare il mondo degli adulti. Nelle sue carrozze eleganti e sui pianeti su cui esso fa le sue brevi soste corrono veloci i sentimenti di Tetsuro e di coloro che entrano a far parte della sua esistenza, che poi non sono altro che gli stessi di coloro che ne osservano da dietro uno schermo i destini: la paura di crescere, la difficoltà ad accettarsi per ciò che si è, l'incapacità di staccarsi da certi legami, la nostalgia per ciò che non può più essere, lo scontro tra i rimpianti e i rimorsi, la solitudine, la malinconia, l'incontro con l'amore.

Non è difficile, se si scruta a fondo (e forse poi nemmeno tanto...) il proprio animo, accorgersi che il turbinio di sensazioni ed emozioni che avvolgono costantemente il percorso iniziatico di Tetsuro verso Andromeda sono gli stessi che accompagnano qualunque ragazzo o ragazza nella faticosa e spesso temuta salita verso la maturità; e altrettanto semplice è comprendere come tutti personaggi principe dell'opera simboleggino qualcosa legato a questo percorso: Maetel è lo spirito della gioventù che non muore mai, Tochiro è la genialità e il sacrificio per il prossimo, Emeraldas è la libertà allo stato puro, Harlock è l'uomo fedele, l'ideale di eroe ligio ai suoi principi fino alla morte; e non è un caso che tutti loro, in un modo o nell'altro, entrino nella vita di Tetsuro, perchè portano con sé fardelli di esistenza che saranno da insegnamento al ragazzo.

La bellezza di questa opera va quindi cercata nella doppia chiave di lettura che ogni episodio ha: quello della narrazione vera e propria, con l'avvicendarsi degli eventi che porteranno Tetsuro a scoprire chi è davvero Maetel e perché essa gli ha offerto la possibilità di una vendetta, e quello metaforico, in cui la simbologia è profonda e radicata anche nel più piccolo gesto.

Detto questo, sorge spontanea una domanda: caro Matsumoto, ma perchè tutto questo? Perchè, in un tempo in cui gli anime narravano quasi esclusivamente di eroi senza macchia e senza paura tu hai voluto creare un'opera nella quale i difetti e le bassezze umane sono protagoniste più dei pregi, e spesso ne prendono il sopravvento?

Ammetto che avrei voluto chiederglielo, ma avendo perduto il suo numero di cellulare (vabbeh,...), ho dovuto immaginare cosa mi avrebbe risposto lui, un uomo che ha sempre ammesso la propria convinzione nelle potenzialità dei singoli individui e nella loro capacità di modificare i propri destini, ma che allo stesso tempo non ha mai nascosto, tanto meno nelle sue opere, quanto poca fiducia abbia nell'umanità e nella sua volontà di combattere le ingiustizie sociali e le ineguaglianze.

Un uomo che ha conosciuto sulla sua pelle le atrocità della Seconda Guerra Mondiale e la crudeltà dell'atomica, tanto da riempire ogni sua creazione di immani disastri e di società post-nucleari immerse nel degrado più totale, ma che non ha mai smesso di lavorare per far sognare intere generazioni di lettori e video-appassionati come la sua non ha potuto fare. Un uomo che ha avuto il dono di saper permeare ogni sua creazione dei sentimenti che il suo cuore ha conosciuto in tutta la sua lunga vita, ma facendolo mai in modo scontato o, peggio ancora, con superficialità o supponenza. Un uomo che ha inserito nelle sue opere la risposta a questa e ad ogni altra domanda che potremmo fargli, solo che esse non sono esposte alla luce del sole, ma vanno cercate un po' più a fondo, magari mentre si osserva la galassia dal finestrino di un treno di fine ottocento che viaggia verso l'infinito, in compagnia di una donna bionda e bellissima, e con un cappello da cow-boy sul capo.



Copyright © Animanga Netgate   Written by: Ataru
Original work: Galaxy Express 999
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