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1945
Titolo: 1945 "Chi sono quelli? Non sanno che cosa c'è sotto la neve?" Germania. 1937. Boschi nei pressi di Hoffendorf. È qui che per la prima volta si incontrano Alex e Elen, due adolescenti la cui vita è piena di gioia e di spensieratezza, come quella di qualsiasi ragazzo della loro età. Un incontro fugace, interrotto dal richiamo della maestra della classe frequentata da Elen, ma che è sufficiente a lasciare nel cuore dei due giovani un forte ricordo l'uno dell'altra. Due anni dopo, il mondo è sull'orlo del precipizio nel quale verrà presto trascinato dalla ferocia nazista. La tragedia che la storia annovererà sotto il nome di "Seconda Guerra Mondiale" è ormai vicina al suo inizio, ma già da parecchio tempo le cose sono cambiate in tutta Europa, soprattutto in quello che ormai è definito il "Terzo Reich": le libertà personali sono limitate, non viene accettato alcun tipo di comportamento che non sia in linea con i dettami del nazismo, e anche i giovani, all'interno di questo perverso meccanismo politico-propagandistico, devono fare la loro parte, partecipando attivamente alle iniziative che le scuole e le associazioni statali (in primis la "Gioventù Hitleriana") impongono loro. Ed è in questo clima che ritroviamo Elen, e che incontriamo suo fratello Maximilian (il terzo protagonista della storia), di qualche anno più vecchio di lei. Entrambi, anche se in maniera diversa, sono riluttanti a partecipare a quello che la "patria" offre loro in termini di manifestazioni della grandezza del Reich, più per insofferenza personale che per vere e proprie convinzioni politiche. Oramai però gli ingranaggi della terribile macchina che le follie di Hitler e dei suoi più stretti collaboratori hanno costruito, alimentandola di odio e violenza, si sono messi in movimento, e il passo successivo è l'inizio della deportazione degli ebrei, cosa che fa cambiare in maniera radicale l'atteggiamento dei due fratelli verso il governo nazista: essi assistono infatti alla cattura di Rosa, una cara amica di Elen, colpevole semplicemente di essere una giudea, e da quel momento, soprattutto nell'animo di Max, cresce il fuoco della ribellione. Elen invece, pur nella tristezza che l'avvenimento le provoca, sembra trovare uno sprazzo di felicità nel ritrovare Alex, il quale è entrato nella Gioventù Hitleriana, e prova odio e rancore verso gli ebrei, perché uno di loro è stato la causa della rovina del padre e del suo conseguente suicidio. Pur nelle difficoltà di quei tempi tristi, dove tutto era dolore e morte, i due ragazzi iniziano a scoprire di essere innamorati l'uno dell'altro, ma l'idillio si rompe il giorno in cui Alex comunica a Elen di aver deciso di arruolarsi, e che presto partirà per il fronte orientale. Qui incontrerà Max, del quale diverrà buon amico, e con il quale conoscerà la crudeltà e l'incomprensibilità della guerra. Da quel momento, il vortice degli avvenimenti storici e personali risucchierà i tre protagonisti e le persone a loro vicine, facendo sì che il loro destino non possa più slegarsi da quello del conflitto stesso. "Quelli che ora giacciono sepolti erano uomini. Ma lo erano davvero? Ormai non alzano nemmeno un grido." Devo ammettere che questa opera di Keiko Ichiguchi ha suscitato in me una serie di sentimenti e giudizi contrastanti, soprattutto durante la seconda lettura, che è di solito più ragionata e meno incline ai facili entusiasmi che le storie coinvolgenti producono nel sottoscritto. Non c'è dubbio che questo "romanzo a fumetti", come la Kappa lo presenta nell'edizione italiana, sia molto coinvolgente, e ciò è dovuto non solo all'intensità del racconto, ma anche, e forse a mio parere soprattutto, alla drammaticità del contesto all'interno del quale i protagonisti vengono catapultati dalla mangaka; ma se da un lato questo è l'elemento che rende interessante l'opera, dall'altro è anche il suo peggior difetto. Sembra una contraddizione? Andiamo con ordine. ![]() Il primo giudizio da dare è certamente quello sul disegno. Lo stile grafico della Ichiguchi è abbastanza semplice, niente di particolarmente complesso, sia nella caratterizzazione dei personaggi, sia nella creazione delle ambientazioni e degli sfondi, ma questo può non essere un difetto, in certi frangenti. Un manga come "1945" male avrebbe assimilato tratti molto più ricercati, o usi eccessivi dei retini, perché a mio parere stonerebbero con la dolorosa crudezza degli eventi che vengono raccontati. Inoltre, pur creando personaggi "stilisticamente poco complessi", essi risultano molto espressivi, soprattutto negli sguardi, che sono poi il punto che maggiormente caratterizza lo stile della Ichiguchi, e sul quale il lettore deve focalizzare l'attenzione. Buona la cupezza delle atmosfere, e l'uso di giochi di bianco e nero ben si inserisce all'interno di una trama nella quale le ombre la fanno da padrone. Certo che l'eccessivo utilizzo di primi piani dei personaggi può far sorgere il dubbio che l'autrice sia ben conscia di quale siano i suoi punti di forza nel disegno (e di rimando quali siano invece le sue maggiori pecche), e cerchi di sfruttarli appieno; inoltre le tavole sono spesso scarne, l'impaginazione è molto lineare, e quindi non si capisce il perché di un formato del book così grande. Un'opera come questa però gioca quasi tutto sulla sceneggiatura, e qui a mio parere ci sono le maggiori note dolenti. La Ichiguchi ha creato certamente un'ottima trama, organica, molto scorrevole, che crea la giusta tensione e tiene il lettore coinvolto fino all'ultimo. Ha poi avuto il coraggio di inserire il triangolo Alex-Elen-Max all'interno di un contesto storico difficile e complesso come quello della Germania nazista durante il secondo conflitto mondiale; e quando dico "coraggio" non uso casualmente questo termine, perché non è semplice far incrociare in maniera perfetta la psicologia di personaggi di fantasia con il rapporto che loro debbono avere con una società che è esistita davvero. Qui però l'autrice purtroppo pecca. La Germania nazista, il conflitto mondiale in atto, tutta la tragedia storica in cui si vengono a trovare i protagonisti troppo spesso, durante la lettura del manga, sembrano soltanto un misero contorno alla storia d'amore tra Elen e Alex e alla ribellione di Max e dei suoi amici. Il manga, che inizia come un vero e proprio romanzo a fumetti, mano a mano che si scorrono le pagine diviene sempre più simile ad uno shojo, facendo sembrare tutto il contesto storico semplicemente un elemento di disturbo alla vita dei protagonisti; esso diventa sempre più generico, proprio come se fosse solo uno sfondo. A parer mio questo è un grosso errore, perché se anche è normale che la storia si debba incentrare sulle emozioni e i sentimenti dei personaggi, il lettore ha in partenza l'illusione di trovarsi davanti a qualcosa di diverso, che non sia la solita storia trita e ritrita dei "due che si amano ma per i quali il destino ha in serbo amare sorprese", ma che invece provi davvero a scavare in quelli che erano gli animi della generazione di giovani che ha dovuto sopportare le atrocità del nazismo e della guerra. Chi intraprende la lettura lo fa con grosse aspettative soprattutto a livello di interazione dei protagonisti con i meccanismi storici che erano presenti in quegli anni, spera di trovare sempre più evidente quanto la dittatura abbia inciso sulla vita di tutti i giorni, quanto abbia mozzato la capacità di esprimersi liberamente, quanto abbia inciso sulla capacità dei ragazzi di provare i normali impulsi di tutti i giorni, portando molti di loro ad essere semplici automi in mano ad un governo impazzito, e gli altri a soffrire atrocemente l'impossibilità di essere se stessi; tutto questo però nell'opera appare solo a sprazzi, e, a parer mio, non con il giusto risalto, e la cosa pare ancor più strana se si tiene conto che alla stesura dei testi ha collaborato Hitomi Wakabayashi, che è una studiosa di cultura europea. Sia chiaro, l'autrice non dimentica mai i luoghi e i tempi in cui Elen, Max e Alex si trovano, però nella maniera in cui li propone si evidenzia una concezione del conflitto mondiale e del suo significato molto diversa da quella che abbiamo noi europei. Quel che resta alla fine della lettura è una sensazione piacevole per qualcosa che è indubbiamente ben realizzato e interessante, ma che sa un po' di incompiuto e di non sviluppato a sufficienza, e lascia in bocca quel sapore amaro che si ha sempre davanti alle grandi idee che non danno risultati altrettanto grandi. Resta comunque un opera che io consiglio, anche ai non amanti del genere. "Quelli che stanno correndo sopra i cadaveri...sono loro gli uomini?" Ichiguchi Keiko è nata ad Osaka il 19 dicembre del 1966 ma ormai sono dieci anni che vive e lavora a Bologna. Il suo sogno fin da bambina è stato quello di diventare una fumettista, passione esplosa dopo aver letto un manga di Takahashi Riyoko. A 22 anni vinceva il concorso per giovani autori di fumetti indetto dalla Shougakukan, e da quel momento ha lavorato per il mensile Bessatsu Shoujo Comic della casa editrice organizzatrice della competizione fino al 1994, per poi pubblicare, sotto lo pseudonimo di Sakisaka Keiko, alcuni volumi monografici ("Lucia", "Otometachi no sanka" e "Me o aketa mamade"); durante quel periodo ha anche scritto articoli per la rivista "Palet", e diverse sceneggiature per programmi radiofonici. Nel 1995 la Star Comics le faceva realizzare le tavole per la raccolta "Oltre la Porta", mentre dal 1997 iniziava la collaborazione con la Koudansha, che avrebbe portato alla creazione non solo di "1945", ma anche di "America". Per Kappa Edizioni realizza poi "La vista sul cortile", "Due²" e "Blue". Oggi la Ichiguchi collabora con la rivista "Mondo Naif" della Kappa Edizioni, dove pubblica il manga "Peach"; è inoltre traduttrice di molti fumetti giapponesi editi nel nostro paese, e sulla rivista "Kappa Magazine", nella rubrica "Rubrikeiko" parla della sua esperienza come mangaka e della cultura giapponese. Dal 2003 ha iniziato una collaborazione con l'editore nipponico Hakusuisha, per il quale ha scritto il libro"Mistery Guide" sui misteri di Firenze, e nel 2004 è uscito "Perché i giapponesi hanno gli occhi a mandorla", sempre per Kappa Edizioni.
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