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I cinque samurai
Titolo: I cinque samurai La serie animata "Yoroiden Samurai Troopers" viene realizzata nel 1989 dalla Nippon Sunrise/Nagoya TV ed arriva in Italia l'anno successivo con il nome di "I 5 samurai". In buona sostanza, abbastanza presto da appassionarmi, ai tempi fino al midollo, abbastanza tardi perché la ricordi ancora con una malinconia che ha lo stesso sapore della mia adolescenza. Pur non essendo tratta da un manga originale, e non avendo nemmeno un unico autore, (la trama è sviluppata dall'intero staff creativo della Sunrise), questa storia, che presenta per l'ennesima volta l'eterna lotta del bene contro il male, risulta comunque molto curata ed interessante, offrendo tra l'altro un suggestivo spaccato della mitologia e tradizione giapponese e mettendo in scena personaggi più approfonditi ed originali del consueto quintetto di eroi che molte serie precedenti avevano presentato. Con "Yoroiden Samurai Trooper", liberatici finalmente del solito schema eroe-amico tenebroso-ragazza-bambino-e-ciccione, ci troviamo di fronte a 5 ragazzi, di età poco più che adolescenziale, e di statura decisamente giapponese (il più alto sfiora il metro e settanta), che, per diversi motivi legati alle famiglie di origine, ricevono in eredità delle armature di grande potere. Queste armature, dall'aspetto a metà tra l'armatura tradizionale del samurai ed un esoscheletro robotico, si risvegliano all'inizio della nostra storia, quando Arago, l'inevitabile signore del male, rapisce tutti gli abitanti di Tokio, segregandoli in una sorta di città al negativo, sospesa a testa in giù sulla città, ed abitata solo da spiriti negativi e guerrieri votati al male. Inizia così la lotta dei 5 ragazzi che si dipana lungo il più classico dei percorsi di formazione, (le armature devono essere potenziate, occorre acquisirne il controllo...), che, grazie ad un senso di sacrificio e soprattutto di unione del gruppo tipici dell'animazione giapponese, riescono a raggiungere la città nera, ad evocare la Kikotei, una nuova fortissima armatura, e sconfiggere Arago stesso. Al di là di questa trama, piuttosto semplice, e che per altro durante la serie si ripete per 2 volte con poche differenze, i veri pregi di questo anime sono molti. ![]() Innanzitutto i personaggi: i 5 protagonisti, Ryo, Shin, Seiji, Touma e Shu, trasformati in Italia rispettivamente in Rio, Simo, Sami, Kimo e Shido, (e ancora molti si chiedono il perché), sono 5 ragazzi dai caratteri ben differenziati e decentemente approfonditi. Ryo, pur essendo simile all'eroe tradizionale, è un impulsivo, e non è immune a scatti d'ira o attacchi di sfiducia. Seiji, acuto e lucido, è però freddo e diffidente, per non parlare di Shin, che di carattere più mite ed insicuro degli altri, ad un certo punto decide di rinunciare all'armatura e smettere di combattere. Un po' più caricaturale resta solo Shu: di origini cinesi, leggermente più in carne degli altri, mangia in continuazione e non prende nulla sul serio. A lui sono affidati i siparietti comici... Ai 5 si accompagnano Nasti, una studiosa di archeologia che li aiuta grazie alle proprie conoscenze sulle armature, e Jun, un bambino a dire il vero piuttosto insulso, che potrebbe risultare l'unico elemento fastidioso per uno spettatore che abbia superato i 15 anni. Anche i personaggi negativi sono dotati di un carattere e di una storia personale, ed in particolare è molto affascinante Lady Kayura, micidiale guerriera dall'aspetto bellissimo e dal passato misterioso e tormentato. Ma il vero pregio di questa serie è data dalla marea di aspetti della tradizione giapponese che mette in scena. Le armature sono associate ai 5 elementi: aria, acqua, fuoco, roccia e legno, tradotti erroneamente in Italia come cielo, acqua, fuoco, terra e luce. Scelta comprensibile, poiché forse l'"armatura del legno" non avrebbe mantenuto, una volta trasposta in italiano, lo stesso fascino originale. Ad ogni armatura è assegnata una virtù, un luogo sacro, una stagione, in un complicato intreccio simbolico che affonda le proprie radici nella mitologia e tradizioni nipponiche. Ugualmente il Gioiello della Vita, ritrovato dai personaggi, ha la forma di un monile tradizionale e gli spiriti della terra sono la rappresentazione degli spiriti maligni delle leggende. Il bastone con anelli metallici appartenuto prima a Kaosu (tradotto come "Ariel") e poi a Shuten Doji (in Italia "Demon") è un bastone da monaco, e così le nove torri in cui vengono imprigionate le armature, la Città dei Desideri Terreni, il padiglione di Lady Kayura sono tutti luoghi tradizionali, fedelmente riportati o reinterpretati secondo la storia. Tutti elementi estremamente affascinanti, che danno spessore alla serie, rendendola più curata di tante altre e permettendoci una particolare visione di un mondo così tanto lontano.
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