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![]() Ken il guerriero
© 1983 Tetsuo Hara/Buronson
© 1992 Granata / Star Comics
Titolo: Ken il guerriero Mi sono chiesto molte volte quale sia il motivo per cui un manga entri sul serio nella leggenda o perché rimanga nei cuori di intere schiere di appassionati. Nei primi anni novanta la ormai defunta Granata Press propose in Italia il manga di "Hokuto no Ken", opera da cui era stata tratta la serie animata che allora letteralmente spopolava in tv. Orde di bimbetti esaltati giocavano a "premersi i punti di pressione", mimando la granitica espressione del protagonista e pronunciando l'intramontabile frase: "Tra cinque secondi esploderai!!" A pensarci bene, così come l'anime è stato uno dei più famosi, il manga di "Ken il guerriero" potrebbe, paradossalmente, essere uno dei più sconosciuti. Certamente non nel senso della fama, essendo ormai giunta alla sua seconda pubblicazione completa ad opera della Star Comics, né nel senso che nessuno conosce la storia del Maestro di Hokuto, quella credo la conoscano anche i muri. Ma è veramente tutto qui? E' veramente possibile che un manga diventi famoso solo perché un tizio ultra-palestrato se ne va in giro facendo saltare in aria le persone "con la sola imposizione delle mani"? Per i detrattori la risposta è si. Per gli appassionati come me la risposta non è così ovvia e questo ci riporta alla domanda iniziale di questo articolo. Sono ormai anni che si sente parlare dell'opera di Tetsuo Hara e Buronson (o Bronson) e in tutto questo tempo, sentendo molte opinioni a riguardo, è maturata in me la convinzione che il vero fascino di "Hokuto no Ken" non risieda in quello che il manga fa vedere ma in quello che non fa vedere. Tranquilli, non è un inutile gioco di parole. Provo a spiegarmi. Se chiedete a qualche lettore quale sia il suo personaggio preferito ne troverete forse uno su mille che indichi Kenshiro. La stragrande maggioranza si divide tra Raoul, il fratellastro di Ken, e Rey, il tragico guerriero di Nanto. Altri poi nomineranno Toki (come farei io) o magari Shew. Il protagonista molto probabilmente si troverà agli ultimi posti di questa graduatoria. ![]() Provate allora a immaginare "Ken il guerriero" senza Kenshiro. Difficile ma non impossibile. Ecco allora svelato l'arcano, ecco trovato il bandolo della matassa, il vero fascino di quest'opera. Credo sia uno dei pochissimi manga che eleva, inconsapevolmente, i personaggi secondari a veri e propri protagonisti, sono loro che attirano veramente i lettori. Si potrebbe quasi pensare a Kenshiro come a un pretesto per mostrare i diversi volti della sofferenza, il leit-motiv dell'opera. Il lettore sembra quasi spinto a vedere quello che accade nelle pagine del manga attraverso gli occhi del protagonista, cosicché quest'ultimo funge da tramite tra chi legge e i comprimari della storia, che alla fine, con le loro vicende, sono i veri primi attori. Se è difficile pensare a questo manga senza il suo protagonista, è davvero impossibile pensarlo senza Rey, Raoul o Toki. Sono convinto che il vero merito di Hara e Buronson sia stato regalarci un galleria di personaggi che, al di là dell'ambientazione fantascientifica, risultino nel loro soffrire e nel loro lottare per sopravvivere assai umani. Ecco perché ci si identifica facilmente con loro mentre lo si fa meno con Kenshiro. A ben guardare, infatti, Ken rimane sempre uguale a se stesso, con i suoi valori, i suoi ideali e le sue certezze. Sono molto rari i momenti in cui presenta delle debolezze e dei cedimenti. E' il classico eroe tutto d'un pezzo che tutti ammirano ma che nessuno vorrebbe essere ed ecco allora che funge da "cassa di risonanza" per chi tutto d'un pezzo non è, ovvero i personaggi secondari. Tetsuo Hara e Buronson, questi sconosciuti.Nell'immaginario collettivo sembra quasi che questi due autori non abbiano prodotto altro che "Hokuto no Ken". Pochi sanno in realtà quanto questi due abbiano prodotto. Più difficile seguire il percorso professionale di Buronson, anche perché lo sceneggiatore cambia pseudonimo a seconda della casa editrice per cui lavora. Comunque sia, come Buronson lo si ritrova autore dei testi di tre opere di Kentaro Miura, l'acclamato autore di "Berserk". Si tratta di "Il Re Lupo", la "La leggenda del Re Lupo" e "Japan". Con lo pseudonimo di Sho Fumimura, invece, lo ritroviamo in copia con il maestro Ryoichi Ikegami, col quale ha dato vita a opere come "Sanctuary" e "Strain". Ah, per la cronaca il vero nome di Buronson è Yoshiyuki Okamura. Ultimamente i due autori si sono riuniti per realizzare una sorta di prequel di "Hokuto no Ken" la cui pubblicazione è appena cominciata anche in Italia. Un ultimo appuntoProbabilmente qualcuno si sarà chiesto se la mia strana teoria sul vero fascino di "Hokuto no Ken" sia davvero il frutto di tante discussioni o se non sia in realtà un maldestro tentativo di scrivere qualcosa di nuovo su un fumetto che, a conti fatti, è stato già analizzato e sezionato in tante maniere diverse. Lo spunto per elaborare quanto ho scritto me l'hanno dato, in realtà, proprio i due autori. Durante lo scontro con Caio, infatti, in un passaggio si legge chiaramente quanto segue: "Figli miei, ascoltatemi...i discendenti di Ryu, abbandonato dalla madre, saranno destinati a perdere l'amore e a cercarlo per tutta la vita... mentre i Maestri di Hokuto vivranno per diffonderlo". Alla luce dell'ultima frase mi sono accorto che praticamente tutte le vicende del manga assumevano una sfumatura diversa e che la figura di Kenshiro, che non è esattamente un angelo dell'amore, veniva rivestita di un nuovo ruolo, che ben si accordava con quanto riportato sopra. Ovviamente le mie riflessioni non devono influenzare le vostre opinioni. Il mio è solo un tentativo di dare una diversa lettura di un manga che troppo spesso e troppo frettolosamente viene definito come "violento e privo di significato". I significati ci sono, siamo noi lettori a doverli cercare...
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