Tokyo Godfathers di Satoshi Kon (anime)

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 anime - Tokyo Godfathers

Tokyo Godfathers

© 2003 Satoshi Kon



Titolo: Tokyo Godfathers
Anno: 2003
Autore: Satoshi Kon
Doppiatori:
Toru Emori (Gin)
Yoshiyaki Umegaki (Hana)
Aya Okamoto (Kiyuki)
Soggetto: Masao Maruyama
Sceneggiatura: Keiko Nobumoto e Satoshi Kon
Co-regia: Shogo Furuya
Character Design: Kenichi Konishi e Satoshi Kon
Direzione animazioni: Kenichi Konishi
Color design: Satoshi Hashimoto
Musica: Keiichi Suzuki
Animazione: Studio MADHOUSE
Produzione esecutiva: Shinichi Kobayashi, Masao Takiyama, Taro Maki

La trama

Gin, Hana e Kiyuki sono tre senzatetto di Tokyo: il primo è un burbero gentile che cerca di dimenticare le colpe di un passato doloroso; il secondo è un travestito grande e grosso con istinti materni; la terza è un'adolescente scappata di casa e ridottasi a vivere in povertà. La loro vita va avanti a fatica, tra rifiuti e bidoni della spazzatura in cui frugare alla ricerca di cibo; il giorno di Natale, però, non è cibo quello che i tre recuperano da una catasta di spazzatura: si tratta invece di una neonata strillante e tenerissima, che, secondo Hana, è un vero e proprio "dono divino di Natale". Ed è lo stesso Hana a dare il nome di Kiyoko al piccolo regalo piovuto dal cielo.

Anziché consegnare subito la neonata alla polizia, cosa che secondo Hana costituirebbe un ben triste primo Natale per la piccola, i tre decidono di darle un po' di cibo e d'affetto, e di mettersi alla ricerca dei suoi genitori, sulla base dei pochi indizi ritrovati dentro la culla. Per l'improbabile quartetto inizia quindi una avventurosa spedizione nella brulicante Tokyo innevata, una ricerca che li porterà ad incontrare boss della yakuza, killer latinoamericani, rapitori, tassisti sconvolti e ubriaconi vari, ma che permetterà anche a ciascuno di loro di rispolverare pagine di un passato creduto ormai dolorosamente lontano.

Un parere sul film

Che questo non sia un mondo perfetto è cosa palese per tutti: ce lo confermano tristemente gli eventi che da troppo tempo occupano le pagine dei quotidiani. Ma, in ambiti meno tragici, ci sono anche altre situazioni che comprovano questa amara realtà: ad esempio, in un mondo perfetto, un film come "Tokyo Godfathers" sarebbe il Cartone Animato di Natale, quello con la C e la A maiuscole, quello che tutta la famiglia corre a vedere in periodo di feste, quasi fosse un rito collettivo da consumare una volta l'anno. Per dirla con altre parole, in un mondo perfetto questo film prenderebbe il posto dei soliti insostenibili Fratelli Orsi e compagnia bella. Ma questa non è che un'utopia, in una realtà in cui ci sono voluti 20 anni perché un film di uno come Miyazaki fosse a malapena distribuito a Pasqua.

L'ottimo Satoshi Kon chissà quante altre dimostrazioni di genio e versatilità dovrà dare prima che anche a lui vengano tributati i riconoscimenti che -ora lo possiamo dire tranquillamente- si stramerita.

Ma ricomponiamoci: Satoshi Kon, qualcuno lo saprà, è il regista/sceneggiatore di un film che, in VHS, è uscito anche in Italia, ovvero il bel "Perfect Blue" che, come Paolo Mereghetti giustamente fa notare nel suo "Dizionario dei Film", è il "primo psycho-thriller a cartoni animati della storia del cinema". A questo impressionante debutto Kon ha fatto seguire "Millennium Actress", che negli USA è stato distribuito dalla Dreamworks (qui chi l'ha visto?), visionaria opera che narrava i sogni e le avventure di un'attrice a cavallo tra fantasia e realtà, tra passato e presente. Dopo due film del genere, molto diversi nello stile e nella trama, ma entrambi complessi, drammatici, difficili e decisamente per adulti, che cosa ti sforna il buon Kon a brevissima distanza di tempo?

 Tokyo Godfathers di Satoshi Kon (anime)

Una commedia natalizia. Una commedia natalizia con i buoni sentimenti, i personaggi adorabili, un neonato, la neve, e i miracoli di Natale.

Il che, detto così, suona Disney in maniera preoccupante: c'è da immaginarsi melassa a fiumi, cori angelici e lacrime di commozione sparate a mille. Eppure no, niente di tutto questo (vedete che la ricetta Disney ha corrotto il concetto stesso che noi abbiamo di commedia natalizia?): Kon se ne esce con una commedia discreta, direi quasi sofisticata, estremamente divertente, piena di tocchi geniali, di personaggi memorabili, di scene da antologia, ma, udite udite, senza un filo di melassa, senza melodrammi. Ci sono i miracoli di Natale, ci sono i ritrovamenti di parenti creduti perduti, eppure tutto è velato d'ironia, tutto è visto attraverso uno sguardo consapevole e molto intelligente sul materiale trattato.

Un esempio? Che ne dite di Gin disteso sul marciapiede che vede comparire, in un fascio di luce, una bianca fatina che gli chiede di esprimere un desiderio... per poi rivelarsi un assai concreto travestito in ridicolo abito da angioletto? Oppure date un'occhiata a come un lieto fine che più lieto non si può (dopotutto è Natale) viene trattato con finezza, in un ironico capovolgimento della situazione. Per non parlar delle musiche, elettroniche e molto discrete, quasi minimali (con l'eccezione della demenziale versione dell'Inno alla Gioia sui titoli di coda).

E il divertimento c'è, eccome: nonostante l'ambientazione -tra immondizia e miseria- non sia certo delle più rosee, i momenti comici non mancano, e il registro del film è appunto quello della commedia. E non parlo solo di scene al limite dell'assurdo a cui tanti anime ci hanno abituato (ma quanti lungometraggi, a pensarci bene?), ma anche l'umorismo verbale è azzeccatissimo. E questo ci porta a parlare dei personaggi: che sono straordinari, la vera forza del film, il tipico trio male assortito alle prese con un bebè (è vero, l'idea non è nuova, ma non c'è un solo momento già visto), e sono come un trio di attori affiatatissimi, ed è fantastico osservare le reazioni e le battute di ognuno di loro in ogni scena.

Ed è tutto merito dell'animazione, che tecnicamente è un balzo titanico in avanti rispetto, ad esempio, a "Perfect blue"; ma non fermiamoci a questi paragoni: l'arte dei realizzatori del film fa sì che i tre personaggi principali siano tra i migliori attori animati che si siano mai visti, superlativi nelle caratterizzazioni, nei gesti, nelle espressioni ora grottesche ora contenute. Un lavoro da manuale, da godersi fotogramma per fotogramma. Esemplare in questo senso la buffa scena madre di Hana all'ospedale: peccato che non ci siano gli Oscar per gli attori di cartone. A questo aggiungiamo una gran cura nel realismo dei fondali, dei colori, dei dettagli: restano nella mente certe scene di folla, e soprattutto le panoramiche su Tokyo notturna e innevata, tutta virata su colori violacei, ocra, grigi, verdi olivastri.

Nient'altro?

OK, ammetto che l'entusiasmo mi ha trascinato, soprattutto per aver visto un lungometraggio animato così originale anche all'interno di un panorama variegato come quello nipponico. Kon è riuscito a far nascere il comico dal tragico, e a far emergere i sentimenti dalla commedia, senza esagerare e senza ostentarli. In questo modo si possono ampiamente perdonare difetti minori, quali, forse, un'eccessiva complessità nell'intreccio (tra rapimenti, rapiti e rapitori vari si rischia un po' di confusione).
Consigliato a tutti indistintamente; speriamo che, magari tra 20 anni, anche in Italia se ne accorga qualcuno.

DVD

Il film è alquanto recente, e per ora è reperibile soltanto in DVD giapponese e nell'edizione americana (ammirevole la rapidità con cui l'hanno distribuito negli USA); quest'ultima contiene anche un making-of e una cartolina con la riproduzione di un bel disegno di Satoshi Kon, appositamente realizzato. Gli Europei per ora restano a bocca asciutta, ma vista la fortuna critica del film negli USA è quasi certo che l'opera arriverà presto almeno in Francia, in Gran Bretagna, e perché no, anche sui nostri lidi.



Copyright © Animanga Netgate   Written by: Shinji Ikari
Original work: Tokyo Godfathers
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