Andrea Baricordi (intervista)

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 intervista - Andrea Baricordi

Andrea Baricordi




Intervistatore: Kintaro
Intervistato: Andrea Baricordi
Professione: K-boy
Luogo/data di nascita: Portomaggiore (FE), 07/09/68
Siti ufficiali:
www.kappaedizioni.it
www.starcomics.com

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Kintaro: 1 - Andrea Baricordi, grazie per la disponibilità e benvenuto su queste pagine! Vuoi presentarti tu stesso ai nostri lettori?

AB: Grazie a voi per l'ospitalità! Spero solo di non pesare troppo, altrimenti le pagine del sito non si aprono più. Ok, mi presento come fanno gli studenti giapponesi che arrivano freschi freschi nella classe di una nuova scuola, dopo essersi trasferiti.
Mi chiamo Andrea Baricordi (classe 1968 - alias 'figliò di Goldrake, Heidi e Candy Candy... Tre genitori... C'è qualcosa di strano...). Dal 1987 opero nell'ambiente dei manga in Italia, attraverso pubblicazioni amatoriali (la storica Mangazine fanzine) realizzate in cantina con forbici e colla, quando ancora i computer non erano ancora così diffusi. Insieme a me c'erano (proprio come oggi) i miei amici/compagni di scuola Barbara Rossi, Massimiliano De Giovanni e Andrea Pietroni (gli odierni Kappa boys). All'epoca il manga non era ancora arrivato in Italia, e ci chiedevamo se oltre a noi ci fossero ALMENO un centinaio di persone interessate ai cartoni animati e ai fumetti giapponesi. Abbiamo scoperto - con grande fatica - che la risposta era sì.

E così, abbiamo iniziato a collaborare con Granata Press, una casa editrice bolognese che all'inizio degli Anni 90 voleva tentare in Italia la 'via del manga', avvalendosi della nostra collaborazione. Abbiamo così avviato insieme a loro le prime testate manga giunte in Italia, da Zero (con Ken il Guerriero, Baoh e Xenon) a Mangazine (con Lamù, Mai e Kamui), più decine di altre in seguito. Pubblicammo il primo libro sul fenomeno animato nipponico, Anime - Guida al cinama d'animazione giapponese (tradotto in seguito in varie lingue), e organizzammo le prime convention in cui era possibile guardare al cinema cartoni animati provenienti direttamente dal Sol Levante, e in cui importammo per la prima volta il 'cosplay'.
Poi la collaborazione con Granata si interruppe, e passammo a Star Comics, che all'epoca era impegnata a pubblicare fumetti di supereroi Marvel. Fino a quel momento Granata si era basata sui manga provenienti dagli Stati Uniti (prevalentemente attraverso la VIZ), senza mai operare una scelta personale per l'Italia, perciò con Star Comics inaugurammo nel 1992 la rivista Kappa Magazine, inserendo in essa solo fumetti nuovissimi e mai visti prima di allora, privi di 'versione animata', e aggiungendo il colore e una 'rivista nella rivista' ricca di articoli e news.
Da quella rivista abbiamo preso il nome di 'Kappa boys', e il resto è storia: dopo il clamoroso successo (la prima pubblicazione antologica a raggiungere quota 22.000 copie) abbiamo introdotto in Italia manga di ogni genere, abbandonando l'idea che solo il manga d'azione potesse avere successo, e ottenendo così due tipi di pubblico che prima di allora non leggevano fumetti: le ragazze e i giovanissimi. Così siamo partiti con la commedia romantica (Orange Road, Video Girl Ai), gli shojo manga (Georgie, Caro Fratello), per passare poi ai classici (Lupin III), alle novità assolute (Gon) e a mille altri generi che, invece, oggi imperversano.
Abbiamo realizzato poi il primo rischiosissimo esperimento editoriale di pubblicare un manga 'alla giapponese', ovvero Dragon Ball, ma dopo una iniziale perplessità da parte di tutti, questo divenne in assoluto il manga di maggior successo, raggiungendo ogni 15 giorni vendite vertiginose oltre le 100.000 copie, record mai battuto da nessun altro. Nonostante il successo di questo manga, abbiamo continuato a sperimentare nuovi autori e generi, compreso l'erotico, il 'nostalgico' e molto altro ancora. Che dire? Dopo tanti anni, siamo ancora qui a divertirci con il nostro hobby/lavoro...

 Andrea Baricordi (intervista)

Kintaro: 2 - Cominciamo questo piccolo terzo grado con la più classica delle domande: l'impegno editoriale nel settore dei fumetti nasce da una tua passione, o ti ci sei semplicemente trovato per caso?

AB: Solo e unicamente passione. Ho passato tutti gli anni Settanta e Ottanta davanti alla TV, a godermi centinaia di serie animate giapponesi (e non solo!) che a un certo punto avevano iniziato ad apparire come funghi su ogni rete nazionale e locale. Poi, verso la fine degli anni Ottanta, ho iniziato a 'digerirli', cercando di capire anche qualcosa in più su di essi e - come dicevo prima - nel tentativo di scoprire se ci fossero altri in Italia interessati come me a questa particolare forma d'espressione. I primi in assoluto furono Barbara, Andrea P. e Massimiliano, con cui decidemmo appunto di intraprendere la via delle fanzine, visto che all'epoca un sito internet non si sapeva nemmeno cosa fosse.
I contatti col Giappone, allora, erano limitati agli 'amici di penna', visto che anche la posta elettronica non era accessibile al grande pubblico, e visto soprattutto che nessuno importava materiale originale nipponico, temendo che non avesse mercato. Insomma, ci siamo divertiti e ci stiamo ancora divertendo: è un hobby che si è trasformato in un lavoro, ma che viene ancora svolto con lo stesso piacere di una volta. Se così non fosse, le tempistiche editoriali sempre pressanti ci avrebbero già fatto abbandonare tutto, e saremmo andati a coltivar cavoli. E invece non passa mese che ci litighiamo letteralmente la possibilità di essere i supervisori di questa o di quell'altra serie a fumetti che pubblichiamo. Spero che questo si percepisca sia dal modo in cui trattiamo i nostri 'pargoletti' di carta e inchiostro, sia dalle pagine delle rubriche della posta...

Kintaro: 3 - Ci vuoi dire quali sono i fumetti e/o manga che hai letto più volentieri?

AB: Personalmente trovo stupendi manga come Tetsuwan Girl di Tsutomu Takahashi, mi piace davvero molto l'intreccio di 3x3 Occhi di Yuzo Takada, ho un'ammirazione generale per tutto quello che fa Rumiko Takahashi (che amo soprattutto per Lamù) e Noboru Rokuda (a parte il buffissimo Gigi la Trottola, devo dire che F-Motori in Pista è grandioso); ritengo poi che la follia di One Piece (Eiichiro Oda) e la assurda genialità di JoJo (Hirohiko Araki) mi convincono sempre che anche il manga 'pop' abbia raggiunto negli anni un livello incredibile, capace di divertire senza perdere di vista l'innovazione e - soprattutto - l'invenzione. Se poi vogliamo parlare di uno dei fumetti (non solo manga: FUMETTI) più belli in assoluto, bisogna proprio citare Rocky Joe. Non a caso mi sono occupato io delle serie sopracitate, per quanto riguarda la loro edizione italiana: le ho 'volute' lavorare, e guai a chi me le toccava!

Per quanto riguarda i fumetti provenienti da altre nazioni, ho una passione smodata per praticamente tutto quello che s'inventa quel pazzoide di Alan Moore (e metto serie come Top Ten e La Lega degli Straordinari Gentlemen sopra tutte), ma amo molto il fumetto italiano delicato e quotidiano di Grazia Nidasio (Valentina Melaverde, La Stefi), la fantascienza classica francese di Christin e Mezieres (Valerian) e il fantasy 'carnoso' di Letendre e Loisiel (Velissa). Se avete altre due o tre pagine, posso anche continuare, ma citerei un decimo circa dell'intera produzione mondiale fumettistica. Non vi conviene...

KAPPA-BOYS

Kintaro: 4 - Come è nato il sodalizio dei K-Boys? Da dove deriva il nome?

AB: Andrea Pietroni è cugino di Barbara, quindi la conosce praticamente da sempre. Massimiliano e Barbara erano amici d'infanzia, e giocavano insieme nel cortile dietro casa. Io sono 'arrivato' solo in prima superiore, quando ho incontrato Barbara e Andrea P. nella sezione 'pittura' dell'Istituto d'Arte di Bologna (mentre Massimiliano frequentava il Liceo Scientifico). Ci siamo conosciuti, abbiamo iniziato a guardare cartoni animati e disegnare fumetti insieme, e come per incanto siamo diventati amici. E lo siamo da un bel po' d'anni, se fate un po' di conti. Io e Barbara, poi, ci siamo addirittura fidanzati e sposati, e Massimiliano e Andrea P. sono stati i nostri testimoni. Se non è una 'famiglia allargata' questa, proprio non so cosa sia...

Il nome Kappa boys è nato prima di tutto da un'esigenza: alla fine degli anni Ottanta eravamo noti come Lo Staff di Mangazine, ma dopo aver abbandonato la nostra prima, omonima rivista in Granata Press, continuare ad avere quel nome di gruppo era diventato imbarazzante. Così prendemmo il nome dalla nostra nuova rivista, Kappa Magazine, la quale doveva il suo al tradizionale spirito acquatico nipponico che appare in praticamente tutti i cartoni animati e fumetti giapponesi. Inoltre volevamo anche omaggiare (con l'iniziale) la casa editrice Kodansha, che fu la prima in assoluto a credere nell'Italia come luogo dove i manga avrebbero potuto avere successo, puntando su noi quattro e sulla Star Comics.

Kintaro: 5 - Star Comics, Orion Edizioni, Kappa Edizioni... puoi spiegarci le differenze e gli obiettivi di queste 3 sigle?

AB: La Star Comics è una casa editrice di Perugia che esiste già da molti anni. Basti pensare che, ancor prima dei manga, fu proprio lei a riportare in Italia i fumetti di supereroi della Marvel, pubblicandone i principali esponenti come l'Uomo Ragno, gli X-Men, i Fantastici Quattro e molti altri ancora (prima che la casa di produzione americana decidesse di auto-pubblicarsi nel 1994 attraverso Panini). É dunque una casa editrice a cui il vasto pubblico deve obiettivamente molto, perché senza di essa i manga sarebbero arrivati molto tempo dopo in Italia, e probabilmente non avrebbero avuto il successo odierno. Il pubblico a cui punta la Star Comics è quello più vasto possibile, ed è per questo che il suo obiettivo principale è l'edicola.
A parte questo, la Star ha comunque sempre cercato di 'coltivare' le fumetterie, anche quando in Italia ce n'erano solo un paio (dico sul serio! ce n'erano DUE!), e attraverso lo Star Shop è riuscita a moltiplicare esponenzialmente la quantità di queste vere e proprie 'oasi' della carta stampata a vignette. La Star Comics è un'azienda a gestione familiare, di proprietà della famiglia Bovini, e si trova a Perugia. Noi Kappa boys, invece, ci troviamo a Bologna e lavoriamo come 'service' editoriale e redazione per la Star Comics. In pratica, a Bologna si fanno le scelte 'artistiche', si scelgono i titoli, e si lavorano gli albi, mentre la Star Comics si occupa della parte tecnico-amministrativa-economica, della stampa e della successiva distribuzione.
La Orion è un'azienda nata piuttosto di recente da una costola della Star Comics, e il suo intento è principalmente quella di essere un valido servizio arretrati per la casa editrice principale. Lavorando quindi a stretto contatto con le librerie, ha deciso a un certo punto di realizzare alcuni albi esclusivamente per questo mercato. E, per questo motivo, i suoi albi sono comunque gestiti da noi.
La Kappa Srl e la Kappa Edizioni sono invece due discorsi a parte. La prima è la ditta che abbiamo creato noi Kappa boys per gestire gli albi Star Comics e Orion, e che ha collaborato anche con una serie di altre case editrici (non tutte necessariamente 'mangofilè) come agenzia grafica e di traduzione. La seconda, invece, è la 'nostra' casa editrice, che si dirige prevalentemente verso le librerie 'di varia' (quelle non specializzate in fumetto, dunque) e le fumetterie. Il nostro è un pubblico un po' insolito, perché la Kappa Edizioni è una casa editrice che amiamo definire 'schizofrenica', dato che pubblica qualche manga (prevalentemente shonen-ai, un genere che molti editori temono), molto fumetto francese nel formato 'cartonato' a colori, moltissimo fumetto italiano autoprodotto, romanzi tratti dai più noti serial nipponici, manualistica e saggistica manga e tradizional-nipponica, e alcune folli autoproduzioni come Lupin III Millennium, ovvero il seguito della avventure del celebre ladro, ma realizzate interamente in Italia.

Kintaro: 6 - Qual'è un autore/trice pubblicato da voi che consigliereste in particolar modo? Avete rimpianti sul non aver voluto/potuto pubblicare qualche autore/trice?

AB: Bisogna a tutti i costi che i lettori italiani leggano Tsutomu Takahashi. É un autore di una bravura incredibile, sia per quanto riguarda il segno, sia per le storie e la sceneggiatura. Ma, per qualche ragione, rimane un autore d'elite, che il grande pubblico non si sforza minimamente di seguire, perdendosi probabilmente uno dei migliori manga-ka contemporanei. I suoi (mini)serial sono apprezzatissimi da chiunque li legga, ma sono letti veramente da poche persone: Jiraishin, Tetsuwan Girl, SkyHigh, Alive... basterebbe sfogliarli per rendersi conto della loro bellezza.
Noi, ogni tanto, proviamo a proporre un nuovo titolo di Takahashi, facendo sforzi editoriali disumani (per ogni testata 'in perdita' che si mantiene in vita, bisogna pubblicarne almeno tre che vendano bene!), ma ben pochi ci sostengono. E non capisco davvero il perché. Altri autori 'particolari' da seguire sono Kio Shimoku e il suo para-sociologico Otaku Club su Kappa Magazine: solo chi lo legge può capire cosa significa essere 'dentro' la cultura visiva moderna giapponese. Ma, soprattutto, bisogna tenere d'occhio Mohiro Kito e il suo Narutaru, sempre su Kappa Magazine: chiunque voglia leggere un fumetto 'particolare' e non abbia ancora sfiorato questo, non può definirsi un vero lettore di manga.
Per quanto mi riguarda personalmente, a proposito di 'occasioni mancatè, rimpiango sempre il bellissimo Poppoya, pubblicato da Panini, su cui siamo arrivati troppo tardi, e Nausicaä di Miyazaki che - e lo dico davvero senza polemica - avrei lavorato in un modo completamente diverso (meglio? peggio? non lo sapremo mai) da come è stato realizzato prima da Granata e poi da Panini. Pazienza, non si può aver tutto.

SERIE INTERROTTE

Kintaro: 7 - Trattiamo ora un argomento scottante: "la sindrome da interruzione" come l'ha battezzata qualcuno. É innegabile che qualche errore in passato abbia portato alla sospensione di alcuni titoli, per lo più ristampe (pensiamo a Dr. Slump & Arale e Dai la grande avventura per citarne un paio). Star Comics è forse la più attenta in questo senso, ma comunque serpeggia il dubbio tra gli appassionati.. e qualcuno arriva ad affermare: "non acquisto i primi numeri, aspetto di vedere come vanno le vendite". Ma non è un gatto che si morde la coda?

AB: Esattamente. Se il pubblico non acquista i primi numeri, quella serie venderà poco, e quindi avrà problemi. La Star Comics, in genere, risolve questi problemi 'allungando' la periodicità (bimestrale, trimestrale, semestrale) per limitare i danni economici. Altre case editrici chiudono direttamente la testata, e chi s'è visto s'è visto. In effetti, finora la Star ha interrotto solo due ristampe (il che mi sembra davvero nulla, in dodici anni di attività, e con qualche centinaio di serial al proprio attivo) e un esperimento non-manga che non ha funzionato, ovvero i fumetti coreani.
Mai interrotto una serie in corso, sotto il marchio della stella (chiunque può verificare) per cui la 'sindrome da interruzionè è qualcosa che appartiene evidentemente a qualcun altro, e che per errore viene attribuita a noi. L'interruzione di una ristampa è un problema piuttosto marginale, in quanto la precedente edizione è ancora completamente disponibile: in più, questo ci ha fatto riflettere sulle continue richieste di ristampe da parte dei lettori, che nella maggior parte dei casi dovranno - purtroppo - rimanere inascoltate. L'interruzione dei manhwa, invece, ci dispiace molto, perché significa che, dopo aver insegnato in circa vent'anni al pubblico italiano a non avere i paraocchi nei confronti del Giappone, scopriamo ora che molti se li mettono volontariamente per 'non vedere' una grossa realtà editoriale che sta nascendo, quella coreana. Un vero peccato, a mio avviso.
Quindi, chi desidera che una serie vada avanti mensilmente, proprio come è partita, può fare solo una cosa: sostenerla acquistandola fin dal primo numero e consigliandola agli amici (ovviamente se gli è piaciuta, ci mancherebbe altro!), altrimenti sarà il primo 'assassino' di quel manga. Inoltre, è ormai un dato di fatto che, per giudicare un manga, è necessario leggerne almeno TRE volumi, dato che le storie iniziano a ingranare dopo circa una quindicina di episodi. Certo, noi cerchiamo di mantenere in piedi anche quelli che non funzionano, ma come ho già detto, per ogni serie che 'non tira', ne servono almeno tre che vadano molto bene: una per coprire il 'buco' di denaro formatosi, una per pareggiare i conti, un'altra per portare la pagnotta a casa a fine mese.
E, quando si è in queste condizioni, è difficile fare fumetti 'sperimentali' o innovativi: si cerca sempre di andare 'sul sicuro'. Ma (e sembrerà strano) nell'editoria di sicuro non c'è mai niente. Serial che che dovevano essere dei flop fin dall'inizio hanno ottenuto successi clamorosi, altri, contesi da decine di case editrici, si sono rivelati veri e propri buchi nell'acqua. Devo necessariamente ricordare che qualche editore negli ultimi dodici anni ha chiuso i battenti proprio a causa di scelte sbagliate in materia di manga? Brividi! Terrore! Fuggite finché siete in tempo!

 Andrea Baricordi (intervista)
Tu non puoi... passareee!

Kintaro: 8 - Quanto deve vendere un titolo come minimo perché ne sia assicurata l'esistenza? Quante serie hanno venduto bene e quante "sono sopravvissute a malapena" mediamente in passato?

AB: Il problema è proprio questo: non esiste uno standard. Un fumetto deve prima di tutto coprire le spese 'vive', ovvero il costo dei materiali, della lavorazione e dei diritti d'autore. Subito dopo, devi calcolare che ogni fumetto ha le sue esigenze (colore? formato? tipo di distribuzione? tipo di pubblico?) e devi letteralmente fare una scommessa alla cieca: IN QUANTI obiettivamente acquisteranno quel fumetto, e, soprattutto, QUANTI DI ESSI decideranno di continuare a seguirlo dopo il primo numero? Per pubblicare mensili, poi, hai bisogno di strutture e collaboratori, devi pagare tasse altissime, e soprattutto devi renderti conto che il prezzo di copertina non giungerà tutto quanto nelle tue tasche, bensì ne arriverà solo una percentuale, dato che una metà circa andrà al distributore che fornisce la libreria, l'edicola, e così via.
Non lo sto dicendo per spaventare o criticare, ci mancherebbe: semplicemente questa è la realtà dei fatti con cui ti devi misurare quando decidi di pubblicare. Lo dico per chiunque abbia intenzione di diventare editore: prima di chiunque altro, consultate un bravo commercialista, altrimenti finite nei guai per direttissima. Una curiosità, tanto per dire la follia del sistema in Italia: se una tua pubblicazione non vende, te la trovi ovviamente in magazzino a fare la muffa. Meglio non tenerla lì per lungo tempo, visto che su ogni albo che conservi in magazzino devi pagare una tassa piuttosto salata in quanto considerato (ah ah ah!) 'valore'. E allora, come si risolve la questione? Mandando quelle copie invendute al macero. Gratuitamente? Magari! Bisogna pagare anche quello! Grasse risate, vero?
Comunque, in generale, abbiamo avuto e abbiamo tutt'ora testate che vendono bene o benissimo. Per esempio (se non consideriamo le vendite vertiginosamente alte di Dragon Ball) il manga attualmente di maggior successo in Italia è One Piece, che vende circa il triplo di qualsiasi altro, seguito a ruota da Inu Yasha, distanziato di poco. Tutti gli altri (tranne Chobits e Ranma 1/2 che si aggiudicano il terzo e il quarto posto) sono distaccati a lunga distanza. Non possiamo di certo lamentarci, da questo punto di vista: abbiamo le vendite più alte in Italia, e (guarda che brutta roba mi fai dire! mi occupo di fumetti, non di marketing!) 'dominiamo' la torta del mercato con il 49% delle vendite totali, nonostante la nostra quantità di titoli mensili sia inferiore a quella del nostro maggior concorrente.
Quelle che sono sopravvissute a malapena sono state serie come Ushio & Tora, Wingman e, all'inizio (prima che arrivasse il certone in TV), addirittura City Hunter. Impensabile, oggi, vero? Eppure è così. Ma, nonostante questo, sono arrivate tutte alla fine, indenni e mensili.

Kintaro: 9 - Esistono alternative valide alla sospensione di una serie? C'è chi sostiene che la dilazione delle uscite e l'aumento del prezzo di copertina siano strade percorribili o perlomeno tentabili per permettere la conclusione di una serie che vende male e assicurare la soddisfazione dello zoccolo duro di appassionati. É una via praticabile? Ci avete già provato? E con quali risultati?

AB: Certo che esistono, e noi le pratichiamo. La prima alternativa è arroccarsi in libreria, alzando ovviamente il prezzo: questo perché, perdendo il pubblico delle edicole, dovrà contare sui VERI appassionati, che però sono circa la metà (quando va bene) di un pubblico da edicola. Soluzioni come questa ci hanno permesso di salvare, per esempio, F-Motori in Pista (che ora naviga in buone acque librarie) e H2 (che comunque NON sarà l'ultima serie di Adachi che pubblicheremo).
Passare in libreria ti fornisce un pubblico più 'vero', più 'sentito', più 'appassionato', ma non molto vasto. Per cui, la seconda soluzione è appunto quella di 'rallentare' una serie: un fumetto 'in perdita' ogni tre mesi, fa semplicemente meno danni di uno che esce ogni trenta giorni. É nata così la collana Turn Over, dove manteniamo in vita quelli che noi chiamiamo affettuosamente e con rimpianto ' i Nostri Cari Cadaverini', come Mikami, Jiraishin, Red e Seraphic Feather. Fumetti godibilissimi (o stupendi, se parliamo soprattutto di Red! Qualcuno lo legga, dannazione!) che nessuno ha voluto nemmeno provare. Terribile.
Mantenere aperta una serie che non vende è una questione d'orgoglio, è un modo per dire ai lettori che non saranno abbandonati, ed è una scelta politicamente corretta per mantenere ottimi rapporti con gli editori (e gli autori) giapponesi da cui l'hai acquistata: insomma bisogna essere responsabili di quello che si fa.

INTERNET

Kintaro: 10 - Apriamo una parentesi su internet: pensi che la massa di fans che trova spazio in rete per condividere la sua passione per i fumetti sia rappresentativa della massa di clienti che affollano le fumetterie o si tratta di una nicchia?

AB: Per molto tempo ho sperato che fosse rappresentativa, ma non è così. L'appassionato che si incontra su internet è, in genere, un tipo di lettore molto più attento e 'dedito' di quello occasionale. Potrei addirittura dire che ci sono tre tipi di pubblico: quello delle edicole, quello delle fumetterie, e quello di internet. Il lettore di internet si informa, sa come sono i fumetti prima ancora che arrivino in Italia, capisce in genere il valore di un'opera quasi a livello istintivo. Il vasto pubblico, invece, arriva a leggere un fumetto solo attraverso il martellamento pubblicitario (che noi non possiamo permetterci) o su consiglio di qualcun altro. Dico che PURTROPPO il pubblico di internet non è rappresentativo, perché se così fosse moltissime serie che si sono ritirate in libreria, ora sarebbero ai vertici dell'apprezzamento (parliamo un po' di apprezzamento, basta vendite!), mentre alcuni 'best seller' non se li fumerebbe nessuno.

 Andrea Baricordi (intervista)

Kintaro: 11 - Che valore date alle "voci dal web", ovvero alle discussioni che si leggono su forum e newsgroup? Seguite gli umori della rete? Influenzano le vostre scelte?

AB: Ogni tanto dò un'occhiata ai forum, per quanto mi permette la mia tecnopatia (già: io e la tecnologia avanzata non andiamo particolarmente d'accordo), ma tengo in considerazione - come dici tu - soprattutto gli 'umori' di chi scrive. A volte assisto incredulo a discussioni su voci provenienti da chissà dove, che danno già per scontate un sacco di cose, alle quali si aggiungono nuovi commenti, che vengono presi come affermazioni, che vengono di nuovo commentati e portati a esempio, e via così fino alla catarsi finale. Fortunatamente non tutti i forum sono così, e quelli ben moderati riportano all'attenzione generale la questione iniziale, e così tutti si rendono conto di aver creato una favola, di averci creduto, e di averla elevata a realtà.
In quelli mal moderati, invece, vige la regola del 'gioco del telefono': il primo dice una parola in un orecchio al secondo, il secondo al terzo, il terzo al quarto, e via così fino all'ultimo. Il quale, in genere, avrà capito una parola completamente diversa da quella iniziale. Ma credo che anche questo faccia parte del gioco: tutto sommato è anche divertente, se lo si vive con un minimo di distacco. A questo proposito, invito tutti a divertirsi nel vedere che fine farà questa intervista, se mai venisse commentata da qualcuno: apro le scommesse sulle discussioni che ci saranno soprattutto in merito alle questioni 'fansub' e 'fanscript', e se volete vi anticipo (in segreto) come saranno travisate. Poi potrete 'aprire la busta' e darmi ragione.
Comunque, per tutte queste ragioni, devo dire che un forum difficilmente riuscirà mai a influenzare le scelte di un editore. Prima di tutto perché le scelte editoriali vengono fatte circa un anno prima (e coi giapponesi di mezzo, garantisco che è IMPOSSIBILE cambiarle all'ultimo secondo: i tempi editoriali sono eterni!), in secondo luogo perché nel gioco entrano fattori di vario genere, non calcolabili da chi non conosce il 'dietro le quinte'. Un esempio? L'inizio di una serie in Italia può essere rimandata da un anno all'altro perché la responsabile dei diritti esteri di una casa editrice straniera... rimane incinta, e quindi non può gestire il lavoro. Direte voi: e in Giappone non sono abbastanza organizzati per sostituirla con un collaboratore? Dico io (scherzando): l'unica 'vera giapponese' rimasta al mondo è la nostra Rie Zushi. A buon intenditor...

Kintaro: 12 - Chiunque faccia parte di una comunità virtuale sui manga e fumetti non può non accorgersi di una cosa: le serie che raccolgono più successo "a parole" non sempre sono quelle che vendono di più e viceversa. Come lo spiegate? É così difficile convincere gli acquirenti a comprare il primo numero di una serie, anche se bella?

AB: Incredibile ma vero, me ne sono accorto anch'io. Per le stesse ragioni di cui sopra (vedi 11), più si parla di un manga in internet, meno venderà. Ovviamente ci sono dei casi-limite (i più venduti in assoluto sono sempre anche i più chiacchierati), ma assestandoci su un livello medio di vendite, la regola è quasi ferrea. Come dicevo, il pubblico di internet è molto particolare e attento, e 'scava' nei fumetti, senza fermarsi alla superficie. Ecco perché oggi molte delle migliori recensioni di fumetto appaiono su internet: quello che una volta facevano le fanzine cartacee, oggi è appannaggio dei siti di appassionati. Certo, questo crea una certa 'cerchia di eletti', ma perché preoccuparsene? Il futuro è proprio lì.
Quindici/venti anni fa, noi Kappa boys componevamo le nostre fanzine in cantina mentre tutti ci prendevano in giro, ma grazie alla nostra 'resistenzà oggi il manga è una realtà editoriale di tutto rispetto. Tutto mi lascia presupporre che il modo di pensare dei 'fan internettarì diventerà il modo di pubblicare del futuro. Ma bisogna imparare a lottare con convinzione, e la 'facilità' di utilizzo del mezzo-internet inibisce leggermente questa capacità. Ragazzi, se volete cambiare le cose, INCAZZATEVI COME DELLE IENE, ma non solo nei forum! Se ritenete che gli editori sbaglino, fatelo sapere loro col megafono (e vi garantisco che le cartoline postali DI CARTA sono ancora il mezzo migliore!): se il vostro modo di pensare è quello giusto, dovranno necessariamente darvi ascolto!
Scusate, ora mi calmo. Faceva un po' troppo comizio, vero?

RAPPORTI COL PUBBLICO

Kintaro: 13 - Spesso una critica che viene indirizzata a tutte le case editrici in generale è la poca chiarezza, la mancanza di comunicati e news ufficiali riguardo sospensioni di testate, tempistiche per le nuove uscite, ecc.. qual è la vostra politica di pubbliche relazioni? Ne siete soddisfatti o pensate ad un futuro potenziamento/miglioramento?

AB: La Star Comics non ha una vera e propria sezione 'pubbliche relazioni'. Non siamo una multinazionale con amministratori delegati che delegano il lavoro al manager delegato che delega il lavoro al (de)legato alla sedia e schiavizzato. Per questa ragione, ci arrangiamo in prima persona: visto che noi stessi operiamo su quello che pubblichiamo, possiamo 'pubblicorelazionare' direttamente e con più cognizione di causa rispetto a un anonimo responsabile messo lì a caso. Bisogna però tener presente una cosa: quando 'manca chiarezza', in genere non è colpa degli editori italiani. Lo dico, dunque, difendendo tutta la categoria, concorrenza inclusa.
Se una casa editrice italiana non può parlare di qualcosa, è perché questo le viene imposto per contratto dall'editore giapponese (o americano, o francese, ecc ecc) con cui sta mantenendo i rapporti. I rapporti fra aziende, spesso se internazionali, sono qualcosa di estremamente complesso e delicato, da curare come un bonsai: una mossa sbagliata, e il lavoro di anni crolla come un castello di carte. Vorrei davvero raccontare aneddoti, ma non si può: anche questo fa parte del gioco, e noi abbiamo intenzione di giocare ancora a lungo. Abbiate pazienza, vi chiediamo solo questo.
A parte ciò, di recente proprio io, il Kappa boy tecnopatico, ho iniziato a subissare i maggiori portali di anime e manga con notizie in iper-anteprima, praticamente voci di corridoio che ufficializzo a mio rischio e pericolo: un giorno mi troverete con un paio di scarpe di cemento in fondo al Po e un sandalo giapponese in bocca, e allora capirete che mi sono sbilanciato troppo. Davvero sono ancora pochi, i comunicati? Attenti, che inizio a spedirne una dozzina al giorno: vi rovino! Risultati? Sì, devo ammettere che ce ne sono stati. Ed è un sollievo, perché è una vera faticaccia di lavoro fatto 'a ggratisè...

Kintaro: 14 - Andiamo sullo specifico: si è parlato moltissimo (forse troppo) di una possibile ristampa di Sailor Moon, ognuno avanza teorie più o meno plausibili, si parla anche di un blocco venuto dal Giappone. In ogni caso gli appassionati sono sul piede di guerra... puoi farci chiarezza?

AB: La questione di Sailor Moon è in realtà molto semplice. Siamo in attesa che l'autrice ne sblocchi i diritti in Giappone, dopodiché dovremmo essere in grado di ripubblicarla in volumetti, alla giapponese, con tutti i nomi originali, e così via. Il fatto è che Naoko Takeuchi ora sta addirittura ridisegnando alcune parti del manga (quindi è una vera e propria riedizione, non una semplice ristampa), per cui, non appena sventoleranno la bandierina del via, noi partiremo. Intanto siamo in pole position col motore acceso. Il non poterne parlare ufficialmente è legato a quanto ho detto nella risposta qui sopra. Forse, spiegando questo pubblicamente, mi sono messo nei guai da solo: prevedo scarpe di cemento molto presto... Insomma, abbiate pietà se non sempre vi diciamo tutto quello che bolle in pentola: ad anticipare troppo, c'è davvero il rischio di perdere stupidamente i diritti su una serie, e questo è un vero danno (economico e d'immagine) per una casa editrice.

Kintaro: 15 - Forse è solo una nostra impressione, però gli scaffali sono sempre più pieni di serie manga di basso profilo, rivolte a ragazzini molto giovani che poco attraggono il vecchio appassionato. Questo da cosa dipende? Sono cambiati i lettori? Sono cambiate le strategie delle case editrici? Oppure c'è una crisi a monte, con gli autori giapponesi che ristagnano?

AB: Dipende da cosa si intende per 'manga a basso profilò. Non mi pare di averne proposti, di recente, e forse quasi mai: non abbiamo mai pubblicato fumetti di mostri tascabili/digitali, di card combattenti o di trottole assassine. Certo, abbiamo molte serie 'popolari', ma se qualcuno mi viene a dire che (esempio) One Piece è 'di basso profilo', lo invito a presentarsi di fronte a me bardato di tutto punto, perché lo sbrano letteralmente. Se qualcosa non ti piace, non è detto che sia 'brutto' o 'insignificante': magari tocca le corde di qualche altra persona, senza che tu te ne renda conto. Trovo sciocche, per esempio, le 'crociate anti-shojo' (anni fa, quando iniziammo a pubblicarli, fummo letteralmente aggrediti presso una fiera), i comitati 'anti-shonen.ai' e tutte quelle congreghe di 'odiatori-di-questo' e 'odiatori-di-quello'.
Se una cosa non ti piace, non leggerla e lascia in pace chi la apprezza: credo che su ottanta mensili (e parlo solo di manga!) ci sia una scelta più che vasta. Impedire a qualcuno di leggere qualcosa è tristemente nazista. Se vi dovesse saltare in mente di fondare un club anti-qualcosa, ricordatevi sempre che qualche decerebrato potrebbe essere genericamente anti-manga, o anti-fumetto: se criticate questi tizi, non potete comportarvi come loro, altrimenti siete fatti della stessa pasta. Riguardo alle scelte 'alte' (proposito, qualche titolo 'alto' da pubblicare, quale sarebbe? Sono curioso...), faccio notare che su 23 testate mensili, la Star Comics pubblica: 2 super-classici (Rocky Joe, Maya), 2 'manga nostalgià (Ransie, Hikari), 1 rivista per pubblico specialistico (Kappa Magazine), 1 testata su cui si alternano manga particolarissimi e non-mainstream (Point Break), 1 testata su cui si avvicendano spesso le miniserie e i volumi degli autori più interessanti (Storie di Kappa), 1 testata che pubblica a rotazione i manga più apprezzati ma meno letti (Turn Over), 1 testata con un serial 'adulto' e drammatico che continua solo in libreria (F-Motori in Pista).
Già così siamo a nove titoli su ventitre (quasi la metà), senza contare che alcune di queste testate pubblicano più di una serie. Perché il 'vecchio appassionatò non dovrebbe trovare interessanti Rocky Joe o F, proprio non lo capisco. Perché in pochi leggano Kappa Magazine lo capisco ancora meno, visto che pubblica quasi esclusivamente serie in contemporanea mensile col Giappone (il che significa che è impossibile realizzare monografici con questi titoli, se non aspettando anni e anni). E pensare che su Kappa c'è Moon Lost (una miniserie di fantascienza 'vera' di Yukinobu "2001 Nights" Hoshino), Potemkin (che attraverso l'umorismo demenziale ci spiega gelidamente come funzionano le case di produzione di fiction in giappone) Narutaru (la più fredda e disincantata critica alla psicologia giapponese moderna), Otaku Club (il fandom di anime e manga visto dall'esterno, ma per una volta con coscienza di causa) Mokke (gli spiriti del folklore giapponese immersi nel quotidiano, finalmente SENZA combattimenti), Exaxxion (che dietro una valanga d'azione e fan service, racconta una delle guerre più realistiche e attuali mai narrate in un manga), e in più la mole sconsiderata di Kappa-Sorprese mensili, fra cui la nostra ultimissima scoperta, un autore di nome Daisuke Igarashi esperto in favole 'nere'; senza poi considerare che sulle pagine della nostra ammiraglia sono anche passati colossi come Katsuhiro Otomo e Satoshi Kon...
Ma cotinuiamo: perché nessuno si sia mai preso la briga di toccare i fumetti di Tsutomu Takahashi o il meraviglioso Red - Living on the Edge, o Benkei in New York di Jiro Taniguchi, o Phantom Stalker Woman di Minetaro Mochizuki, o Tra i raggi del sole di Tsukasa Hojo, o Sussurri del Cuore di Aoi Hiiragi, o addirittura alcuni volumi di Masamune Shirow (tanto per parlare di fumetti 'particolari') lo capisco ancora meno di tutti. Noi li pubblichiamo, ma se nessuno li legge, come si fa?
Secondo me, è solo una leggenda metropolitana, quella degli scaffali pieni di serie a basso profilo e dedicate a lettori molto giovani. Ora dirò una cosa che mi farà odiare, ma pazienza, ci sono abituato e mi piace provocare (non sarei qui a fare questo lavoro, altrimenti): non sono i lettori giovani, quelli pigri. Sono quelli 'vecchi' (?!?) ad aver bisogno di certezze. Ho visto ragazzini di tredici anni venirmi a dire che si erano commossi con Red, altri che pur di leggere le inquietantemente realistiche vicende di Narutaru compravano di nascosto Kappa Magazine, altri che mi commentavano con una lucidità incredibile le vicende post-belliche nipponiche e la relativa emancipazione femminile letta attraverso Tetsuwan Girl. Sono rimasto a bocca aperta.
No, mi dispiace, ma sono davvero convinto di questo: molti dei lettori più anziani vogliono semplicemente leggere qualcosa che li 'rassicuri' e più chiedono novità a gran voce, meno ne leggono. In secondo luogo, bisogna ricordarsi che c'è anche un pubblico giovane, che oggi inizierà leggendo manga 'pop', ma che domani - crescendo - sperimenterà anche titoli più complessi. Negli anni scorsi, se non fosse stato per Dragon Ball, (ingiustificatamente odiatissimo, nei forum), probabilmente oggi in pochissimi leggerebbero manga: la ventata d'aria nuova (e sto parlando di PUBBLICO) portata dal manga di Toriyama ha permesso a decine di manga meno noti di poter essere letti: qualche anno fa la Star Comics è stata premiata per aver RIPORTATO lettori italiani al fumetto, in un momento di (vera) crisi assoluta! Un'altra sciocchezza che circola da qualche tempo: 'state pubblicando solo shojo-manga, smettetela'! Su 23 testate, solo 6 sono 'per ragazze'. Volendo essere equi, dovremmo portarle almeno a undici o dodici, raddoppiandole, quindi. Avete fatto i conti? Ok! Così mi piacete!
Quindi, al mio segnale, BASTA fomentare queste leggende metropolitane. Tre, due, uno... STOP!
Che dite? Mi sono fatto odiare abbastanza? Accetto pacchi-bomba, purché se accompagnati da top model in costume da bagno.

MARKETING

Kintaro: 16 - Credete al commercio dei fumetti via web? Sappiamo che già lo praticate, ma con quali risultati?

AB: Sia Star Comics, sia Orion, sia Kappa Edizioni vendono le proprie pubblicazioni anche attraverso internet. Sarebbe da folli, oggi, non tenere in considerazione questo mezzo così diretto. Ovviamente la percentuale di vendite in rete è irrisoria, rispetto a quella dei canali standard (edicole e librerie), ma fornisce ai prodotti un'ottima visibilità costante nel tempo, cosa che una vetrina o un espositore non può permettersi. Quindi, benvenga la vendita in rete.

Kintaro: 17 - Parliamo ora di un fenomeno quantomai attuale: scanrip e fansub. Ritenete il fansubbing dannoso per le vendite come sostengono alcuni o un veicolo di marketing gratuito come sostengono altri?

AB: In quanto produttori di carta stampata, siamo toccati molto marginalmente da questo fenomeno. Credo che il fansubbing smodato possa parzialmente danneggiare chi produce animazione, perché molti di coloro che 'scaricano' i cartoni animati dalla rete, poi non li acquistano una volta entrati sul mercato. E così, gli importatori di animazioni vendono meno, e sono costretti ad alzare i prezzi. E alzando i prezzi, molti fruitori vengono allontanati. Il che genera vendite ancora più basse, che si risolvono o con un ulteriore aumento dei prezzi, o con la chiusura delle serie, a discapito di chi le stava seguendo. Così, in futuro, chi importa animazione in Italia potrebbe decidere che non ne vale più la pena, e smettere di occuparsi di questo settore. La cosa impoverirà anche i produttori originali giapponesi (già oggi cercano co-produttori all'estero!), che inizieranno a produrre sempre meno, visto che la possibilità di duplicare materiale video è ormai a portata di chiunque. E così, forse, fra vent'anni anni nessuno produrrà più cartoni animati perché non ne varrà più la pena. Sono stato un po' catastrofico, ma l'idea che mi sono fatto è questa.
Il bello è che la colpa non è di fanscript e fansub, bensì di alcuni dei loro fruitori. Grazie a internet, molti lettori possono rendersi conto in anticipo se una serie è valida o meno. L'importante sarebbe usufruirne momentaneamente, e poi buttare via tutto, considerandolo 'un assaggiò. I più onesti, i Robin Hood della rete che io apprezzo maggiormente, sono quelli che - una volta giunta la serie 'ufficiale' in Italia attraverso un editore che ha regolarmente acquistato i diritti d'autore, eliminano dal sito i loro fanscript e fansub. Questo è buono. Non è tuttavia 'a norma di legge', ma io credo possa essere tollerabile, finché non è a scopo di lucro: il mercato 'ufficiale' ha un dannato bisogno anche dell'entusiasmo dei fan, purché questo non danneggi i veicoli principali. Paragone gastronomico, come piace a me: in salumeria potete chiedere al negoziante di farvi assaggiare una fettina di prosciutto per verificare se è proprio quello che desiderate. Se iniziate a fare così ogni giorno, e insieme a voi altre cinquanta persone, ben presto il salumiere avrà finito il suo prosciutto, non ne avrà ricavato neanche una lira (sorry, euro), e avrà speso di tasca sua per sfamare l'isolato: che senso avrebbe continuare a fare quel mestiere? Il pover'uomo chiude bottega e si dedica al traffico illecito d'armi termonucleari, sicuramente più redditizio.
Per quanto riguarda noi, quelli che lavorano con la carta stampata, non credo che il danno possa arrivare a certi livelli. Dare un assaggio di una serie non crea problemi. Basta che sia un assaggio, però. Inoltre, attenzione alle regole internazionali di violazione del copyright: se gli editori originali iniziano a muoversi, la legge li tutela in tutto e per tutto, e il rischio è quello di ricevere multe molto salate. Gli editori italiani devono un po' barcamenarsi con questa situazione difficile: in teoria (per contratto!) dovrebbero avvertire i partner giapponesi (o americani, o francesi, ecc) di ogni violazione del copyright sul suolo di pertinenza, altrimenti rischiano di vedersi strappare il contratto di edizione sotto il naso.
Una situazione un po' difficile, ne converrete anche voi, che ci vede 'tra due fuochi': scontentare i fruitori di internet, o i partner giapponesi? É dura...

Kintaro: 18 - La TV è un veicolo pubblicitario sicuramente portentoso che garantisce la buona tiratura delle serie storiche (Dragon Ball, Ranma ecc.); può internet essere il veicolo pubblicitario per le serie che non godono di visibilità televisiva o dobbiamo rassegnarci ad essere schiavi della TV?

AB: Bè, tutto dipende. Innanzi tutto, Dragon Ball e Ranma 1/2 sono arrivati in Italia prima come fumetti, e solo in seguito nella versione a cartoni animati. E quando sono iniziati i cartoni animati, i due manga sopraccitati godevano già di vendite stratosferiche. In questi casi, è stata la TV a giovare del successo dei fumetti, e non il contrario, come si pensa di solito. E manga come Video Girl Ai, Chobits, Gon, Mars, Fortified School (e addirittura The Wonderful Legend Of Toto!) hanno avuto vendite molto alte senza la minima traccia di cartone animato. In generale, è praticamente impossibile sapere cosa trasmetteranno le reti televisive, quindi non puoi fare affidamento su questo fattore, se decidi di pubblicare un fumetto di successo. A volte capitano casi fortuiti e coincidenze, ma sono rari (purtroppo, lo ammetto).
Comunque, in linea di massima, il cartone animato TELEVISIVO (il mercato video non conta, è troppo di nicchia, al confronto) attira per ovvie ragioni un sacco di pubblico 'occasionale' sulla testata.
Per il momento questo 'potere' è un'esclusiva della TV, perché internet, anche se sempre più diffuso, non è un mezzo d'informazione così popolare e alla portata di tutti come si potrebbe pensare. L'utente 'qualsiasi' fa prima ad accendere una TV e scorrere una ventina di canali in zapping accelerato, piuttosto che andare a cercare siti dai nomi esotici per cercare informazione.
Ma in futuro le cose cambieranno sicuramente.
Di certo, io non tifo per la TV, che già guardo il meno possibile, e comunque sempre attraverso il videoregistratore (così salto la pubblicità e guardo quel che voglio, quando voglio). Inoltre, alla TV censurano i film, quindi preferisco sempre un bel DVD noleggiato o, ancora meglio, una capatina al cinema.

IL PANORAMA FUMETTISTICO ITALIANO

Kintaro: 19 - Il settore dei fumetti in Italia è veramente in crisi? Puoi darci il quadro della situazione?

AB: Tutt'altro: non è mai stato così florido! Ovviamente, più titoli ci sono, più c'è possibilità di scelta, meno vende ogni singola testata. Le vendite di dieci anni fa ce le possiamo iniziare a sognare, se tutti iniziano a pubblicare tutto. Ma, nonostante ciò, le edicole e le fumetterie italiane vedono un'ottantina di pubblicazioni manga ogni mese. Senza contare i fumetti di altre nazionalità, ovviamente. La vera crisi è italiana, non fumettistica: la gente non ha più soldi in tasca, le banche e le grandi aziende come Parmalat e simili chiudono per bancarotta fraudolenta (trascinando i risparmiatori nel loro gorgo), e la situazione internazionale fa passare la voglia di svagarsi. In questo clima, presto inizieremo a nutrirci di pane e e acqua in preda al malumore. Abbiamo spesso parlato di questa crisi economica italiana, nei nostri editoriali su Kappa Magazine, ma per qualche ragione tutti ritengono che parliamo di fumetti. Non è così. Qualche mese fa, in un editoriale, abbiamo annunciato in stampatello che "IL FUMETTO NON É IN CRISI" ripetendolo per ben tre volte. Risultato? Ci sono arrivate subito una decina di e-mail di protesta perché diciamo sempre che il fumetto è in crisi. A che santo dobbiamo votarci perché la gente legga sul serio quello che scriviamo?
Tirando le somme, dunque, credo che non ci sia MAI stato, nella storia italiana, un momento in cui si siano visti più fumetti di questo. É ovvio che qualcuna, schiacciata dalla quantità di proposte, rischi sempre la chiusura, ma fa parte delle leggi di mercato legate a qualsiasi prodotto. E questa sarebbe una crisi? Mah...

Kintaro: 20 - Avete rapporti diretti con le case editrici giapponesi? Se sì quali? Che idea ve ne siete fatti?

AB: Bè, direi che è l'unico modo per poter pubblicare manga. Se non hai rapporti diretti con loro, da chi li acquisti? Collaboriamo soprattutto con le tre principali, Kodansha, Shueisha e Shogakukan, ma abbiamo sempre più spesso a che fare con Kadokawa, Akita, Chuokoronsha e altri 'minori' che fanno comunque benissimo il loro lavoro. Ogni ditta ha un suo 'modus operandi', più o meno burocratico, anche se basato ovviamente sulla struttura piramidale tipica delle grandi aziende nipponiche. Ogni tre o quattro anni una 'rotazione interna del personale' ci porta a conoscere nuovi responsabili per gli esteri, con cui in genere diventiamo subito amici grazie alla comune passione per il fumetto (alcuni di loro sono veri e propri otaku di vecchia data, ma non lo dichiarano!): da lì a uscire di sera per sake-bar e locali di karaoke e sale giochi, ne passa veramente pochissimo! Dopo essere entrati in confidenza, il lavoro diventa abbastanza lineare, ma prima... ahi ahi... che dolori farsi accettare!

Kintaro: 21 - Qual è il ruolo dei distributori? Che peso hanno nelle decisioni editoriali?

AB: Bè, un buon distributore può determinare il successo o meno di una testata nella misura del 50%, a mio avviso, ma solo dal momento in cui il prodotto viene immesso sul mercato. Nessun distributore di mia conoscenza interviene nelle decisioni editoriali, e spero che questo non avvenga mai: sarebbe la morte del nostro lavoro, e allora - piuttosto - torneremmo di sicuro a coltivare i cavoli di cui sopra.

BILANCIO FINALE

Kintaro: 22 - Dopo anni di lavoro, se dovessi stilare un bilancio della tua attività di editore, sarebbe positivo o cambieresti qualcosa?

AB: In realtà non mi sento un editore. Per Star Comics lavoro come redattore, consulente, adattatore testi, articolista, progettatore di testate, mentre per Kappa Edizioni sono in realtà solo 'Editore 1/4' (tanto per fare una parafrasi in stile Ranma), visto che i quattro Kappa boys al completo sono il vero e proprio editore. A me piace soprattutto lavorare sul campo e in prima linea, perché sento di riuscire a gestire meglio i fumetti veri e propri, piuttosto che tutto quello che sta a monte. Ovviamente, mi devo occupare anche del resto, ma quello è 'lavoro', mentre il fumetto è 'passione'. Mi sono divertito e mi sto divertendo a progettare cose strane e rischiose (senza il brivido, non mi diverto), ma soprattutto mi piace scrivere soggetti e sceneggiare. Ho già al mio attivo quattro storie e un quarto di Lupin III (il 'quarto' è quella realizzata insieme agli altri Kappa, e disegnata da Monkey Punch stesso, Alis Plaudo), due delle quali ancora inedite: una, Meyer's Angels, disegnata da Gianmaria Liani (lo stesso de Il violino degli Holmes) è una storia completamente muta piena di supermaggiorate assassine in stile Russ Meyer, un'altra, La maledizione degli Ishikawa, disegnata da Shinichi Hiromoto (l'autore di Fortified School) interamente basata sulla famiglia di cui Goemon è il tredicesimo esponente.
In passato c'è stato anche Oltre la porta, con Keiko Ichiguchi (che all'epoca usava lo pseudonimo Sakisaka), e sto per mettermi al lavoro sull'adattamento a fumetti di Conan - Il ragazzo del futuro, di cui già pubblichiamo con successo il romanzo originale di Alexander Key. Ma non mi occupo solo di fumetti collegati in qualche modo al Giappone, perché da qualche anno sto pubblicando la 'mia' serie, Lambrusco & Cappuccino, di cui vado particolarmente fiero. Devo dire, in generale, che tutto quello che ho fatto attraverso fanzine, Granata Press, Star Comics, Orion e - ovviamente - Kappa Edizioni, mi rende particolarmente orgoglioso, e non cambierei assolutamente nulla di quello che ho fatto. Sì, posso dire di essere estremamente soddisfatto di com'è andata in questi anni. Vedo la strada percorsa fino a qui, e mi appresto ad affrontare con curiosità quella che mi si para davanti. L'unico modo per proseguire in questo cammino è continuare a divertirsi e a non porsi limiti: l'orizzonte è vasto, è c'è ancora molto da esplorare.



Copyright © Animanga Netgate   Written by: Kintaro
Original work: Andrea Baricordi
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