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![]() Rocky Joe
Titolo: Rocky Joe IL MANGAIl panorama editoriale italiano, per quel che riguarda i manga, si è decisamente ampliato rispetto a quando tale fenomeno cominciò a prendere piede verso la fine degli anni '80 e con gli inizi degli anni '90. Di pari passo con questo ampliamento sono aumentati i lettori ed è cambiato il modo di leggere i fumetti giapponesi. Se infatti all'inizio ci si avvicinava alla lettura con una certa meraviglia e deferenza, adesso tutti, chi più chi meno, si improvvisano critici, dando vita a "serie" discussioni riguardo opere che tutto sommato non meritano tanta attenzione. Quello che non è cambiato per niente è il modo in cui i lettori si comportano con le cosiddette "opere storiche", quelle cioè che hanno fatto, nel bene e nel male, la storia dei manga. In effetti di fronte a fumetti come "Ashita no Joe" le linee di pensiero dei mangofili sono sostanzialmente due: "È un capolavoro!!" e "Non mi è piaciuto per niente!!". Certamente non aiuta il tipo di disegno che ci fronteggia. Il tratto si potrebbe definire "retrò", nel senso che presenta quella particolarità grafica tipica dei manga di fine anni sessanta. Ben lungi dalla ricchezza grafica o dalle stilizzazioni a volte ardite delle opere più recenti, le tavole di questo fumetto sono in ogni caso caratterizzate da un tratto assai espressivo, volto più a trasmettere che a rappresentare. Non bisogna lasciarsi ingannare: il segno non è trascurato, ma piacevolmente imperfetto, più indirizzato verso la carica narrativa che verso la ricerca stilistica, tipica, per esempio, di quei manga nelle cui tavole sono i retini a farla da padroni. Leggendo poi le pagine del fumetto di Tetsuya Chiba e Asao Takamori, mi sono trovato di fronte a qualcosa di spiazzante, qualcosa di difficilmente definibile e forse la difficoltà che molti provano nella lettura di quest'opera sta proprio in questo. Non si può certo parlare solo di fumetto sportivo, in particolare sulla boxe, perché sarebbe troppo riduttivo. E allora che cos'è? Un dramma? Una commedia? Una farsa? Niente di tutto questo, eppure c'è tutto questo nei venti volumetti che compongono l'edizione italiana di quest'opera, ancora in corso di pubblicazione. La trama generale di "Ashita no Joe" non è difficile, tutt'altro, è abbastanza semplice e lineare. Durante i suoi vagabondaggi il giovane Joe Yabuki incontra e si scontra con Danpei Tange, un ex-pugile e allenatore fallito, il cui unico interesse è ormai l'alcool. Dalla forza dei pugni di Joe, Danpei riconosce in lui uno straordinario talento per la boxe e decide di iniziare il recalcitrante vagabondo al mondo della "nobile arte". Sarà un'impresa assai difficile e densa di sacrifici da ambo le parti. ![]() Partendo da questo semplice "canovaccio" la narrazione si concentra solo sui personaggi, che i due autori tratteggiano in maniera assai interessante. Di solito nei fumetti si nota che i protagonisti o sono sempre uguali a sé stessi o compiono un cammino formativo che comunque ha una fine. In "Ashita no Joe" si ha invece l'impressione che gli attori siano perennemente in evoluzione, che il loro non sia un equilibrio statico, ma un equilibrio dinamico, capace cioè di adattarsi alle diverse situazioni mutando sempre la sua foggia. Il non sapere come una situazione evolverà crea così nel lettore una certa tensione, non si sai mai, cioè, che cosa aspettarsi da questo o da quel personaggio. Questa particolarità si riflette in un intenso realismo della storia, se ci riflettiamo un attimo anche noi persone reali siamo in continua evoluzione, anche noi traiamo lezioni sempre nuove da quello che ci capita tutti i giorni e ne veniamo di conseguenza influenzati. Questo è esattamente quello che succede in "Ashita no Joe", le vicende vengono vissute dai protagonisti come potremmo viverle noi. COMMENTOPubblicato tra il 1968 e il 1973, "Ashita no Joe" rimane, assieme a "Devilman" di Go Nagai, uno dei cavalli di battaglia della casa editrice Kodansha, che continua a ristamparli fin da allora. Tetsuya Chiba e Asao Takamori non sono conosciuti comunque solo per questo capolavoro ma hanno regalato al pubblico altre opere che sono rimaste nel cuore degli appassionati. Il signor Chiba, infatti, ha dato vita ha "Ore wa Teppei!" ("Io sono Teppei!", ricordato senza dubbio dai fan di vecchia data!) e a "Ashita tenki ni naare" ("Tutti in campo con lotti"). Asao Takamori, conosciuto anche come Ikki Kajiwara, ha creato opere storiche come "Tiger Mask" e "Kyojin no Hoshi" ("Tommy la stella dei Giants") e credo che a questo punto ogni parola su di lui risulti superflua. Ne vorrei spendere qualcuna di più, invece, sull'opera che vi ho appena presentato. È possibile, secondo voi, che un manga sportivo, dichiaratamente indirizzato ai ragazzi, parli di amore? Leggendo "Ashita no Joe" ho scoperto personalmente che è possibile. Forse sembrerà un'affermazione altisonante, ma ogni pagina di questo manga parla di amore. Certo non si può pensare che venga presentato nella maniera più classica possibile, non vedrete di certo dei cupidi svolazzanti per le tavole! L'amore che si può trovare in "Rocky Joe" è diverso, presentato un tanti modi ognuno differente dall'altro. C'è l'amore di Joe per la boxe, che brucia come una fiamma. C'è l'amore di Danpei per Joe, che sta a metà strada tra quello di un padre per il figlio e quello di un maestro per l'allievo prediletto. C'è l'amore di Yoko Shiraki, inconfessabile e allo stesso tempo desideroso di essere confessato. Sembra davvero strano che in un manga così crudo si sia dato così ampio spazio ai sentimenti, soprattutto a un sentimento come l'amore, che è difficile da trattare senza scadere nell'ovvio. Ormai credo di aver finito gli argomenti, quindi penso che concluderò. L'ultima cosa che vi dico è che quest'opera non è per tutti, chi non ha voglia di impegnarsi in una lettura decisamente seria lo lasci perdere, di sicuro risparmierà tempo ed energie. A chi invece lo leggerà e a chi lo sta già leggendo dico solo: buona lettura!
Copyright © Animanga Netgate Written by: Justarius
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