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![]() Mononoke Hime
Titolo: Mononoke Hime Normalmente un racconto di stampo "ecologista" tende ad assumere la posizione tipicamente pedagogica in cui la Natura, la Terra, l'Ambiente si antropomorfizzano e ci dimostrano quanto sia sbagliato inquinare, quanto lo sia distruggere le foreste o non seguire i ritmi bradicardici delle cose che ci circondano. Normalmente se manca il "farsi uomo" di qualcosa che non lo è difficilmente l'uomo capirà. E così è in Mononoke hime, dove lo spirito della foresta non si fa uomo, ma cervo. E soprattutto non vuole insegnarci un bel niente. Finalmente ci viene messo di fronte cosa siamo e come viviamo, che direzione abbiamo preso, senza aver l'ardire di insegnarci un bel nulla al quadrato. Miyazaki nei suoi lungometraggi precedenti aveva abbracciato la causa ambientalista, schierandosi apertamente dalla parte della Natura. In Mononoke hime no. LA TRAMASiamo in Giappone, in un imprecisato anno del periodo Muromachi, epoca in cui l'umanità cominciava a sfruttare il suolo non per coltivare o cacciare, ma per produrre qualcosa, iniziando quello che ci ha portato ai giorni nostri a disinteressarci completamente delle conseguenze delle nostre azioni sul mondo in cui viviamo (sarebbe un po' come se mangiassimo e buttassimo gli avanzi sotto i tappeti e poi ci sorprendessimo se gli amici non vengono più a casa nostra a vedere una partita, disgustati dallo strano odore che giunge da sotto il tappeto del salotto). Ashitaka, discendente ed erede del popolo degli Emishi, legato alla terra, viene infettato da una strana maledizione nell'atto di proteggere la sua terra da un gigantesco cinghiale dannato. Il capo del villaggio, l'anziana signora Hii lo invita ad andarsene per seguire il suo destino.E così Ashitaka parte, in sella al suo fido animale Yakkuru, diretto verso la terra della foresta dello Shishigami. Al termine del suo viaggio giunge nella cittadella fortificata di Tataraba, dove Eboshi, donna dalla forte iniziativa e dallo spirito indomito, ha dato vita ad una comunità dedita allo sfruttamento delle risorse naturali, il legno soprattutto, per la produzione di acciaio, commerciato in tutta la regione e fonte di benessere. ![]() Ashitaka si trova subito nel mezzo di un conflitto tra uomini e Natura, tra gli abitanti di Tataraba e i Mononoke di San e conscio della sua maledizione capisce che il destino l'ha portato lì per osservare il mondo superando l'annebbiamento che colpisce chiunque si schieri. Ashitaka è l'occhio dello spettatore, che dovrebbe osservare gli eventi senza farsi influenzare dai propri valori. É colui che non si ferma a domandarsi chi è dannato, chi è colpevole, ma giunge a chiedersi anche il perché della dannazione e della colpa, scorgendo quella verità che difficilmente viene compresa. Non ci sono il male e il bene assoluti contrapposti, né ragione o torto, ma valori e ideali in cui si può credere, mentre la dannazione è l'incapacità di scendere a compromessi, a comprendere ognuno le esigenze dell'altro. Eboshi non è il male; le donne del suo villaggio, liberate e rese dignitose, vedono in lei il bene. Moro e San vedono in lei l'obiettivo da distruggere. Lo Shishigami, il Dio della foresta, non è il bene assoluto, dona e prende la vita secondo le sue leggi immutabili, ma non è nemmeno il male che limita il progresso o un trofeo da portare all'Imperatore; è curioso come la Natura venga sempre vista come benevola se fronteggiata all'uomo e al progresso, mentre se analizzata da sola diventi spietata e impietosa. Miyazaki cerca di trasmettere questo concetto allo spettatore. Il film è ambientato in un'epoca di grossi cambiamenti, rendendo il tutto più che attuale. Oggi si parla di progresso e di sviluppo sostenibile. Gli uni negano gli altri, la diversità spaventa e il confronto ha sempre meno spazi genuini per dare i frutti di una commistione. In questo scenario Miyazaki, con molta sensibilità, ma anche molta serenità, ci dice che non c'è nessun conflitto tra uomo e Natura, nessun lieto fine ci attende, nessuna lotta tra ecologia e progresso. Non c'è un punto di arrivo ideale da raggiungere, ma un percorso da intraprendere, fatto di sfaccettature e di numerosi punti di vista. E più riusciremo a liberarci dalla nebbia che ci offusca la vista, più sfumature riusciremo a cogliere, arricchendo il nostro modo di vivere e probabilmente anche il modo di vivere della società. Uno dei personaggi minori di Mononoke hime, il monaco Jiko, recita la seguente battuta verso la fine del film: "Oh cielo, non posso vincere contro gli stupidi". Il significato che mi piace cogliere in questa frase è che oggi sembra che la gente comune tenda a disinteressarsi delle cose, amalgamandosi su una o massimo due posizioni, schierandosi sempre e comunque in fretta e furia per non sembrare "stupida". Miyazaki cerca di dirci che, se compiendo lo sforzo di capire le cose che abbiamo intorno dovessimo decidere di non schierarci su posizioni dominanti, appariremo sì stupidi, ma se fossimo tutti così stupidi da decidere con le nostre teste, non sarebbe possibile vincere contro di noi. Ashitaka non si rassegna e cerca di comprendere, a costo di apparire stupido quando aiuta Eboshi ferita da Moro chiedendo l'aiuto di San o quando... beh se non avete visto Mononoke hime forse è ora che lo facciate, no?
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