Ghost in the shell di Masamune Shirow (anime)

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 anime - Ghost in the shell

Ghost in the shell

© 1995 Masamune Shirow
© Polygram Video



Titolo: Ghost in the shell
Casa ed.: Polygram Video
Anno: 1995
Autore: Masamune Shirow
Regia: Mamoru Oshii
Sceneggiatura: Kazunori Ito
Char. Design: Hiroyuki Okiura
Musica: Kenji Kawai
Regia animazione: Toshihiko Nishikubo
Art Director: Hiromasa Ogura
Durata: 1h e 22m
Genere: Fantascienza

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Che cos'è un uomo? Volendo essere molto sintetici potremmo dire che un uomo è l'unione di un'entità fisica e di una spirituale. Anche se può sembrare riduttiva come definizione, prendiamola per buona. In effetti, ciò che ci definisce realmente in quanto entità uniche è la parte spirituale, ormai quella fisica è, purtroppo, duplicabile, almeno in linea teorica.

E se fosse possibile creare dal nulla un'entità spirituale? Se fosse possibile dare vita a una coscienza di tipo umano utilizzando, tanto per seguire la moda, tecnologie informatiche? Viene spontaneo chiedersi, a questo punto, che fine fa la definizione di essere umano. Se fosse infatti possibile modellare entrambe le entità che costituiscono l'essere umano, come si potrebbe distinguere tra i veri esseri umani e quelli che di fatto non lo sono, in quanto semplici creazioni artificiali?
Sembrerà forse ridondante come affermazione, ma queste sono domande che mi sono posto guardando "Ghost in the Shell", film di Mamoru Oshii tratto da un'opera di Masamune Shirow. Si tratta di uno di quei film di animazione giapponesi che vanno sotto la definizione di "difficili" non tanto per via di una trama complicata, quanto piuttosto per l'ampio respiro e la profondità dei contenuti.

LA STORIA

In sintesi si tratta della storia di un'indagine, compiuta da una sezione della polizia giapponese alla ricerca di un criminale informatico. Protagonista del film è il Maggiore Motoko Kusanagi, cyborg con spirito umano, che, coadiuvata dalla sua squadra, cerca di incastrare il "Signore dei Pupazzi", una sorta di hacker che, per commettere i propri crimini, manipola le menti di ignare persone. A questo si aggiunge un complotto "politico", utilizzato per nascondere la vera natura del "Signore dei Pupazzi".

 Ghost in the shell di Masamune Shirow (anime)
Sin qui niente di complicato. L'intreccio della storia non è tanto dissimile da quello di molti film dal vero che nel corso degli anni Novanta sono spuntati un po' come funghi sulla scia di opere precorritrici tipo "Blade Runner" di Ridley Scott.
So che cosa vi state chiedendo. Il quesito che vi frulla in testa in questo momento riguarda l'introduzione di questo articolo e da dove essa scaturisca, se, come dico, la storia è tanto lineare. Semplice: come in molte opere di artisti visionari, anche in "Ghost in the Shell" ci sono più livelli di narrazione, che in certi punti si toccano e in altri si separano.

Il primo di questi due livelli è, senza dubbio, quello che immediatamente appare davanti agli occhi, fatto di trama e immagini, di suoni e di musica. É il mondo delle immagini animate. All'ombra di questo primo livello ve ne è però un secondo, elusivo, angosciante, difficile da comprendere. Non a caso, infatti, alla prima visione si ha l'impressione di non aver colto qualcosa, di aver tralasciato un particolare, il classico pezzo mancante del puzzle. Il secondo livello narrativo comprende infatti i dialoghi, vera chiave di volta del film. Non tutti i dialoghi ovviamente, solo quelli in cui vengono affrontati i temi di cui si accennava nell'introduzione. É in questi momenti che il film dimostra la sua "ragion d'essere", è in questi momenti che svela il suo significato più profondo. Quello di cupa e tormentata riflessione sull'uomo e sulla sua essenza, una riflessione che passa attraverso i dubbi e le insicurezze di Motoko Kusanagi, fino a culminare nell'incontro con il "Signore dei Pupazzi" e nel finale aperto o, se preferite, in divenire. Si può tranquillamente dire che una conclusione più azzeccata non si poteva trovare. Essa, infatti, sottolinea mirabilmente come tutti gli avvenimenti del film e le domande dello spettatore possano concludersi non con una risposta ma con due domande. Che cos'è l'uomo? Che cos'è l'animo umano?

INFO TECNICHE

Finita la riflessione pseudo-filosofica, è giunto il momento di parlare degli aspetti più prettamente tecnici del film. Partiamo dai colori, i quali danno un'impressione di freddezza che ben si coniuga con il mondo che descrivono, permeato di tecnologia ovunque e dove si può fare di tutto tramite una rete che collega tutto (qualcuno ha detto Internet?). La scelta di colori freddi si amalgama con il character design, mirato a sottolineare in primis la natura di ibrido di Motoko Kusanagi e poi la differenza, per quanto sottile, tra umani completi e umani "migliorati". I secondi, infatti, risultano inespressivi, hanno le pupille fisse oppure non le mostrano, nascondendole dietro a occhiali, sempre scuri e circolari, come fatti in serie. Una inespressività che culmina proprio in Motoko e nel Signore dei Pupazzi, i quali appaiono come alienati, incapaci di provare emozioni che pure manifestano tramite il linguaggio parlato, creando un affascinante contrasto.

Molto particolare risulta poi la scelta del commento musicale, lento e solenne, persino nelle scene di azione, in cui può capitare che sia l'unica parte sonora. É una musica particolare, capace di dare al film un'atmosfera angosciosa e di creare nello spettatore l'attesa per qualcosa di sconvolgente.
Mamoru Oshii alla regia e Kazunori Ito alla sceneggiatura offrono qui una testimonianza della loro competenza e bravura nel campo della fantascienza, che non risulta rigida e schematica nei canoni del genere ma lascia comunque spazio al talento visionario di Oshii.

COMMENTO

A conti fatti si tratta di un film da vedere, non solo come esempio di cinema cyberpunk, termine che gli estimatori dell'opera utilizzano fin troppo. É infatti riduttivo considerare questa pellicola come pregna di contenuti di questo solo genere. C'è molto di più nell'ora e venti abbondante di anime sullo schermo, il problema è riuscire a cogliere tutti i significati che gli autori hanno inglobato nel racconto e che potrebbero essere scambiati per semplici espedienti narrativi.
Vi sono molti modi per apprezzare un film, personalmente credo che per apprezzare "Ghost in the Shell" ci voglia pazienza e non poca. Con questo sembra che voglia scoraggiarne la visione dopo aver speso non poche parole parlandone. Non è così, quello che mi preme è evitare una possibile delusione a chi si aspetta "un semplice cartone animato", come dicono i detrattori dell'animazione giapponese.

Un ultimo appunto. Purtroppo la versione italiana di "Ghost in the Shell" esiste solo in vhs, mentre in Dvd è disponibile solo l'edizione inglese, peraltro di ottima fattura.
Detto questo, beh, buona visione!!


Copyright © Animanga Netgate   Written by: Justarius
Original work: Ghost in the shell
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